Coronavirus, in arrivo la nuova ordinanza del ministro Speranza: la Sicilia sarà “zona gialla”

Area gialla per le Regioni Liguria e Sicilia. Lo prevede la nuova ordinanza che sarà firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza e che sarà in vigore dal 29 novembre.

Ecco i provvedimenti previsti per le zone gialle secondo quanto previsto dal DPMC emanato da Conte nella scorse settimane:

Zona gialla – I ristoranti e i bar sono aperti fino alle 18, i negozi restano aperti fino a orario di chiusura. I centri commerciali sono chiusi nei weekend. Qui invece è possibile spostarsi all’interno della Regione e da una Regione gialla all’altra.

Covid-19: la Sicilia tra le 5 regioni con Rt sotto 1,5

La Sicilia è tra le 5 regioni italiane con indice Rt sotto la soglia di 1,5 ed è, tra le altre regioni, quella che ha attivato più posti letto di terapia intensiva. Così emerge dai dati ufficiali dell’ufficio del Commissario nazionale alla emergenza Covid. In questo caso il riferimento è alla data del 14 ottobre. In Sicilia ci sono 139 nuovi posti, che si aggiungono ai 418 già esistenti. hanno fatto meglio solo Lazio e Piemonte.

A rilevarlo sono i dati dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) aggiornati al 10 novembre, da cui emerge anche che i posti di terapia intensiva occupati da pazienti Covid toccano il 37% a livello nazionale, 7 punti oltre la soglia critica del 30%, superata, anche in questo caso, da 11 regioni.
In Italia, il 52% dei ricoveri nei reparti di area medica degli ospedali riguarda pazienti Covid, quindi ben oltre la soglia definita “critica” del 40%. A superare questo valore sono 11 regioni, non c’è la Sicilia. Sicilia che è al terzo posto per numero di nuovi posti letto attivati di terapia intensiva.
In particolare, le 11 regioni che superano la soglia del 40% dei ricoveri di pazienti con infezione da coronavirus nei reparti di medicina generale, malattie infettive e pneumologia, sono: Campania (47% cresciuta di ben 6 punti percentuali rispetto ai dati dell’8 novembre), Emilia Romagna (55%), Lazio (45%), Liguria (70%), Lombardia (75%), Marche (55%), Piemonte (95%), Bolzano (99%), Trentino (56%), Umbria (55%) e Valle d’Aosta (86% in calo di 5 punti percentuali rispetto all’8 novembre).
I dati, basati su una rielaborazione di quelli forniti dalla Protezione civile, sono una cartina di tornasole di come la progressiva saturazione dei posti letto, sia nella cosiddetta “area non critica” che nelle terapie intensive, porti a utilizzare per pazienti Covid quelli che dovrebbero essere dedicati a persone con altre patologie.

Per le terapie intensive la soglia limite del 30% dei posti occupati da pazienti Covid è stata superata, ieri, da 11 regioni: Campania (33%), Emilia Romagna (38%), Liguria (44%), Lombardia (54%), Marche (46%), Piemonte (56%), Bolzano (54%), Trentino (42%), Toscana (47%), Umbria (57%) e Valle d’Aosta (50%). Mentre Sardegna e Puglia si attestano al 30%.

Nuovo Dpcm, Italia divisa in tre zone: autocertificazione e spostamenti. Le FAQ ufficiali del Governo

Il nuovo Dpcm, firmato dal Premier Giuseppe Conte, è entrato in vigore della giornata di ieri.

Il presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in conferenza stampa nella serata di mercoledì 4 novembre, ha illustrato le nuove misure per contrastare la diffusione del Coronavirus, che dureranno almeno fino al prossimo 3 dicembre. L’Italia, dunque, è divisa in tre aree: zone rosse (infezione grave), zone arancioni (livello di contagio intermedio) e zone gialle (virus a minor circolazione). Ad ogni colore corrispondono regole e divieti diversi.

Nella notte, sul sito del governo sono state pubblicate le Faq sull’ultimo Dpcm: l’obiettivo è quello di spiegare ai vari cittadini delle tre aree in questione, corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio, cosa si può o non si può fare, dove una cosa è concessa e dove, al contrario, è bandita.

In base all’Ordinanza del Ministro della Salute del 4 novembre, sono ricomprese:

  • nell’Area gialla: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Province di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto.
  • nell’Area arancione: Puglia, Sicilia.
  • nell’Area rossa: Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta.

Di seguito, le illustrazioni con le varie restrizioni e limitazioni previste nelle tre aree.

Coronavirus, in Sicilia indice di contagio in rialzo: in Italia peggio soltanto il Veneto

La Sicilia è attualmente una delle regioni italiane con l’indice di contagio più alto da Covid-19.

L’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute hanno certificato che la situazione nell’isola in relazione alla diffusione del Coronavirus sta momentaneamente evolvendo in maniera negativa. La Sicilia, infatti, è attualmente al secondo posto nella lista delle regioni con il più alto tasso di contagiosità, con un Rt di 1.55. Davanti ad essa soltanto il Veneto, con 1.66. I dati dell’isola, in questi giorni, sono stati sensibilmente condizionati dall’arrivo di numerosi migranti. Molti di loro sono risultati positivi al virus: ben undici soltanto nelle ultime ventiquattro ore e oltre trenta nei giorni scorsi. Un potenziale focolaio, invece, è scoppiato a Enna dopo una festa di matrimonio. Uno degli invitati è infatti risultato positivo al tampone dopo essere tornato in Germania e novanta persone si trovano adesso in quarantena. Altri casi sparsi sono stati registrati nelle altre province.
In Italia sono otto in tutto le regioni che superano il valore soglia 1: Veneto, Sicilia, Campania, Lazio, Liguria, Bolzano, Emilia Romagna, Trento. Tra queste non ci sono Lombardia e Piemonte, il cui Rt è rispettivamente 0.96 e 0.87. Il livello nazionale, invece, si ferma a 0.98. Sebbene l’emergenza rimanga attualmente contenuta, la tendenza dei contagi è dunque in aumento.

In considerazione dei dati registrati, l’Istituto Superiore di Sanità ha ribadito la necessità, al fine di evitare un nuovo incremento dei casi, di “rispettare i provvedimenti quarantenari, anche identificando strutture dedicate, sia per le persone che rientrano da paesi per i quali è prevista la quarantena, e sia a seguito di richiesta dell’autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso. In caso contrario, nelle prossime settimane, potremmo assistere ad un aumento rilevante nel numero di casi a livello nazionale“.

Inoltre è necessario “mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l’isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche“.

Essenziale è infine “mantenere elevata l’attenzione e continuare a rafforzare le attività di testing-tracking-tracing in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione e continuare a controllare l’epidemia. Per questo rimane fondamentale mantenere una elevata la consapevolezza della popolazione generale sulla fluidità della situazione epidemiologica e sull’importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale, l’uso delle mascherine e il distanziamento fisico“.

 

Mafia, maxiblitz a Palermo e 91 arresti: “Cosa Nostra pronta a sfruttare la crisi Covid”

La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella. In manette sono finiti esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana. Associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa, le accuse contestate. Il blitz è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania.

Attività ferme per il lockdown, una drammatica crisi economica, imprese sull’orlo della chiusura e Cosa nostra pronta a sfruttare l’emergenza. E’ la fotografia della realtà economica palermitana messa nero su bianco nell’inchiesta della Dda di Palermo. Il gip che ha disposto gli arresti parla di “contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo”.

Tra gli indagati c’è anche un ex concorrente del Grande Fratello: si tratta di Daniele Santoianni, ora ai domiciliari con l’accusa di essere un prestanome del clan. Santoianni era stato nominato rappresentante legale della Mok Caffè S.r.l., ditta che commerciava in caffè, di fatto nella disponibilità della cosca. “Con ciò – scrive il gip – alimentando la cassa della famiglia dell’Acquasanta e agevolando l’attività dell’associazione mafiosa”.

L’inchiesta ha svelato anche gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che in quella “storica” del traffico di droga e nelle corse dei cavalli. Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro.

COVID-19 – Indicatori territoriali aggiornati al 22 aprile 2020

L’Ufficio Statistica del Comune di Palermo ha trasmesso i dati territoriali relativi al COVID-19,  aggiornati al 22 aprile 2020.
“Dal confronto con i dati relativi alle altre regioni e province autonome (rapportati a 100 mila abitanti) – rileva il Responsabile dell’ufficio statistica, Girolamo D’anneo – emerge per la Sicilia e in generale per le regioni del Mezzogiorno un impatto più contenuto del coronavirus.
La Sicilia è, in rapporto alla popolazione residente, la seconda regione con il minor numero di tamponi positivi: 58 ogni 100 mila abitanti (meglio soltanto la Calabria con 54,8).
Il dato medio nazionale è pari a 311 positivi ogni 100 mila abitanti, e nelle regioni più colpite si superano i 500 positivi ogni 100 mila abitanti: Valle d’Aosta 873,9; Lombardia 684,9; Provincia autonoma di Trento 672,3.
La Sicilia è anche la seconda regione con il minor numero di deceduti: 4,2 ogni 100 mila abitanti (meglio ancora una volta la Calabria, con 3,9). In questo caso il dato medio nazionale è pari a 41,6 deceduti ogni 100 mila abitanti, e in Lombardia e Valle d’Aosta si superano i 100 deceduti ogni 100 mila abitanti: rispettivamente 126,3 e 101,4.
Il tasso di letalità (deceduti per 100 positivi) della Sicilia è pari a 7,2, valore che pone l’isola dietro all’Umbria (4,5), al Lazio (6,2), al Molise (6,7), alla Basilicata (6,8) e al Veneto (7,1). La media nazionale è pari a 13,4 e i valori più elevati si registrano in Lombardia (18,4), Liguria (14,8) e Marche (14,3).
La Sicilia è invece agli ultimi posti nell’indicatore guariti/dimessi per 100 positivi: 13,5, seguita soltanto da Puglia (13,2) e Abruzzo (12,8), probabilmente a causa del ritardo con cui il virus è arrivato nelle regioni meridionali. La media nazionale è pari a 29,1 guariti/dimessi per 100 positivi, e il valore più elevato si registra in Umbria con oltre i due terzi (68,2) dei positivi già guariti o dimessi”.

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