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Vecchio Palermo, così Giammarva ingannò la Covisoc: tutte le motivazioni della sentenza di condanna

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Vecchio Palermo e conti falsi, Giammarva ingannò la Covisoc”.

Titola così l’odierna edizione del ‘Giornale di Sicilia’, che si focalizza, ancora, sul vecchio Palermo, soffermandosi sulla figura di Giovanni Giammarva, ex presidente del club rosanero condannato a 8 mesi e 10 giorni perchè accusato di avere alterato il corretto svolgimento della procedura pre-fallimentare dell’U.S. Città di Palermo.

Secondo i pm, Giammarva, commercialista e anche consulente della Procura e del tribunale, nella fase in cui fu presidente, tra il 2017 ed il 2018, non avrebbe potuto non capire i presunti trucchi dell’imprenditore friulano Dunque, “dieci soli mesi di presidenza – perdipiù all’ombra di Maurizio Zamparini, ritenuto comunque il dominus della società – sono stati sufficienti per far sì che Giammarva fosse considerato partecipe di un disegno diretto a ingannare la Covisoc, l’organismo di vigilanza sulle società di calcio quotate in borsa”, scrive il noto quotidiano.

Era un esperto e sapeva ciò che faceva: «L’imputato Giovanni Giammarva era consapevole della falsa rappresentazione patrimoniale della Us Città di Palermo e nella veste di presidente del Palermo Calcio ha contribuito alla commissione del reato». Il giudice Michele Guarnotta, che il 30 giugno aveva condannato a 8 mesi e 10 giorni – pena sospesa – l’ex numero uno della società rosanero, spiega in una ventina di pagine la propria decisione, con la quale ha pure assolto due ex sindaci, Michele Vendrame e Andrea Favatella”.

Il giudice ha inflitto a Giammarva – difeso dall’avvocato Toni Gattuso – una pena dimezzata rispetto alla richiesta dei sostituti procuratori Andrea Fusco e Dario Scaletta, che era di un anno e mezzo, ed ha deciso di scagionare completamente i due ex sindaci, Andrea Favatella – difeso dall’avvocato Massimo Motisi – e Michele Vendrame. Per questi ultimi la Procura aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi. In base alla ricostruzione dell’accusa, il fallimento del vecchio Palermo sarebbe avvenuto per una serie di operazioni legate alle società Mepal-Alyssa e nel tentativo di far figurare nei bilanci un credito inesistente di circa 40 milioni.

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