Coronavirus, Sicilia in zona arancione da domenica? Oggi la decisione: ecco cosa potrebbe cambiare

Salvo sorprese, da domenica 31 gennaio la Sicilia tornerà in zona arancione.

Resteranno chiusi i centri commerciali nel weekend, nei giorni festivi e prefestivi, ma al loro interno resteranno aperti farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie, edicole, librerie e vivai. Chiusi bar e ristoranti, ma sarà consentito l’asporto dei bar fino alle 18 e dei ristoranti fino alle 22. La consegna a domicilio, invece, sarà sempre consentita. Tutti i negozi aperti, così come parrucchieri e centri estetici. Via libera anche ai centri sportivi. Resta lo stop per musei, mostre, teatri, cinema, palestre e piscine.

La Regione attende la valutazione settimanale del ministero che arriverà nel pomeriggio di oggi, anche se il presidente Nello Musumeci potrebbe creare nuove piccole zone rosse in base ai nuovi dati. Salvo ulteriori limitazioni decise dallo stesso governatore, dovrebbero essere nuovamente consentite le visite ad amici e parenti ma non più di una volta al giorno nel proprio Comune, tra le 5 e le 22 e solo in due oltre ai conviventi non autosufficienti o minori di 14 anni. Inoltre, non vi saranno più limiti negli spostamenti all’interno del proprio comune.

Infine, da lunedì in Sicilia si dovrebbe tornare a scuola con la formula del 50% in didattica a distanza e l’altra metà in aula.

 

Cimiteri. Centrodestra: “Orlando campione del mondo di scaricabarile, per emergenza la colpa è degli altri”

Siamo inorriditi per quanto dichiarato dal sindaco Orlando secondo il quale nessuna soluzione è venuta da parte del consiglio comunale per l’emergenza, da lui non risolta in qualità di sindaco e di assessore al ramo, al cimitero dei Rotoli. Ci vergogniamo anche un po’ per lui, che alla fine nella carriera ormai sembra aver perso qualsiasi contatto con la realtà. Il consiglio comunale non deve proporre le soluzioni che lui non è stato in grado di dare negli ultimi 30 anni. Se non è più in grado di fare il sindaco, si dimetta. Semmai lui dovrebbe venire a ringraziare personalmente, ad uno ad uno, tutti i consiglieri comunali perché si sono impegnati ad affrontare a 360° un problema che lui non è riuscito a risolvere. Ed è solo grazie al dibattito che si è sollevato in consiglio che il sindaco si è resoconto realmente di una tragedia che lo ha portato, fino ad ora in maniera assolutamente inconcludente, a cercare di trovare una soluzione. Adesso vorremmo meno chiacchiere e meno comunicati stampa da parte del sindaco, vogliamo che dia degna  sepoltura a quei morti, e se non è in grado di farlo che se ne vada”. Lo hanno dichiarato congiuntamente i consiglieri comunali di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e UDC a Palazzo delle Aquile.

Mobilità interaziendale da RESET a RAP. Norata: “Nessuno stop ma occorre tutelare i conti”

La procedura di mobilità interaziendale RESET/RAP continua ad andare avanti ed è fortemente attenzionata dalla RAP, che intende ottemperare alla direttiva emanata dal Sindaco di Palermo. Tuttavia occorre contestualmente salvaguardare la continuità aziendale, tutelando i conti e l’equilibrio di bilancio”. A dichiararlo il presidente della RAP, Giuseppe Norata che risponde e chiarisce la posizione dell’azienda in merito al previsto passaggio dei 94 operai di Reset in Rap.

Il Presidente evidenzia che il Comune di Palermo ha, inoltre, chiesto alla RAP di verificare la necessità di tagliare servizi attualmente affidati alla nostra Azienda, circostanza, questa, che impone una valutazione complessiva, anche in termini di riorganizzazione dei servizi e, quindi, una rivisitazione del Piano dei fabbisogni del personale. Ad oggi non è stato ancora definito il percorso di approvazione del PEF TARI 2020, sul quale pesa una valutazione critica da parte del Comune di Palermo, che intenderebbe tagliare fondi vitali per la vita della Società.

É chiaro – continua Norata – che le istanze politiche di qualche Consigliere Comunale, di questi ultimi giorni, mal si conciliano con le esigenze di salvaguardia aziendale e di tenuta dei conti, infatti, abbiamo innanzitutto la necessità di tutelare il lavoro dei dipendenti RAP. L’Azienda, oggi, ha problemi di liquidità che si accompagnano ad una situazione di difficoltà del Comune di Palermo a rispettare gli impegni presi circa la liquidazione, almeno, di una parte dei 50 milioni di Euro dovuti, che consentirebbe di anticipare gli ulteriori 20 milioni di Euro di extra-costi già sostenuti. É necessario – conclude il Presidente Norata – che si possa concordare, con l’Amministrazione Comunale, una strategia comune per salvaguardare i conti di RAP, presupposto irrinunciabile per poter procedere, in tranquillità, alla definizione della mobilità RESET/RAP che nessuno ha bloccato“.

Scuola: on-line avviso ricerca volontari anti assembramento

É online sul sito del Cesvop (www.cesvop.org/a-palermo-il-comune-cerca-volontari-per-evitare-assembramenti-davanti-alle-scuole/) l’avviso pubblico rivolto alle associazioni e agli enti di Terzo settore per la ricerca di volontari per assicurare una vigilanza antiassembramenti davanti agli istituti scolastici.

L’avviso è relativo all’ordinanza sindacale dello scorso 19 gennaio. “Una collaborazione richiesta al Cesvop – dichiara l’Assessora alla Scuola Giovanna Marano – che si è  manifestato disponibile ad essere al fianco dell’Amministrazione Comunale per assicurare l’ingresso e all’uscite delle scuole il rispetto delle regole anti Covid, a garanzia del bene comune e della salute pubblica”.

Vaccino anti Covid: in consegna circa 31mila dosi in Sicilia

Sono in consegna oltre 31 mila dosi di vaccini anti Covid-19 che stanno raggiungendo i vari punti vaccinali delle province siciliane. Sono quelle già previste nel piano di distribuzione che ha visto un rallentamento dopo le vicende legate ai ritardi di Pfizer. Dunque, in Sicilia la campagna vaccinale prosegue regolarmente con le inoculazioni della seconda dose.

Furbetti del Reddito di cittadinanza: a Catania 78 denunciati

La guardia di finanza del comando provinciale di Catania ha denunciato 78 persone che avrebbero percepito, senza averne titolo, il Reddito di cittadinanza, per un danno alle casse dello Stato da 1,2 milioni di euro. Tra loro un giocatore amante delle scommesse online illegali che ha vinto oltre mezzo milione di euro, il destinatario di un’eredità da 400 mila euro, il proprietario di quattro appartamenti, un magazzino e di un’autorimessa, pregiudicati per reati mafiosi e lavoratori ‘in nero’.

Tra quest’ultimi anche persone che si sono licenziate per potere percepire illecitamente il sussidio. Le truffe sono state scoperte da accertamenti avviati da militari della compagnia della guardia di finanza di Catania in stretta collaborazione con l’Inps. Ai 78 ‘furbetti’ del Reddito di cittadinanza, indagati anche per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, è stata sospesa l’erogazione del beneficio. Seguirà l’iter per il recupero delle somme illecitamente percepite. La loro posizione è al vaglio della Procura distrettuale etnea.

Fonte Ansa

Vaccino anti Covid ai familiari: sospesi due dirigenti dell’Asp di Ragusa

Due dirigenti dell’Asp di Ragusa sono stati sospesi dal servizio per 30 giorni dopo gli accertamenti disposti dall’assessorato alla Salute della Regione Siciliana sui ‘furbetti’ del vaccino anti Covid, persone a cui sarebbero stata somministrata la prima dose senza vaccino senza essere in lista. Il provvedimento, firmato dal direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa, Angelo Aliquò, riguardano due dirigenti in servizio nel centro di vaccinazione di Scicli: il responsabile e la sua vice.

Dai primi accertamenti disposti dall’assessore Ruggero Razza e dalle indagini dei carabinieri del Nas sarebbe emerso che i vaccini sono stati inoculati alcuni familiari dei due dipendenti dell’Asp che non erano in lista e non ne avevano diritto.

La mafia di riorganizza: a Palermo 16 fermi

La Dda di Palermo ha disposto il fermo di 16 persone accusate di associazione mafiosa, tentato omicidio, estorsioni, danneggiamenti, minacce aggravate, detenzione abusiva di armi da fuoco. L’indagine, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Palermo, riguarda il “mandamento” mafioso di Tommaso Natale e, in particolare, le “famiglie” di Tommaso Natale, Partanna Mondello e ZEN – Pallavicino.

Tra gli indagati anche un capomafia storico: Giulio Caporrimo che, tornato in libertà dopo una lunga detenzione, a maggio 2019, ha dovuto fare i conti con la nuova leadership di Francesco Palumeri, asceso al vertice del clan dopo la riorganizzazione degli assetti mafiosi seguita agli arresti disposti con l’inchiesta Cupola 2.0 Caporrimo, dopo essere stato scarcerato, si è ritrovato a dover sottostare a Palumeri del quale, però, secondo gli inquirenti, non avrebbe mai riconosciuto la leadership e che non avrebbe ritenuto all’altezza dell’ incarico. Il boss, emerge sempre dall’inchiesta, contestava anche le decisioni assunte dai nuovi vertici del clan perché contrarie all'”ortodossia” mafiosa e a una delle regole principali dell’organizzazione: quella secondo la quale si è mafiosi fino alla morte e si mantiene il proprio incarico di vertice anche durante la detenzione. Non considerando Palumeri un reggente, riottenuta la libertà, Caporrimo ha deciso di stabilirsi a Firenze per prendere le distanze dall’organizzazione che, nelle intercettazioni, arrrivava a definire non “cosa nostra” ma “cosa come vi viene”.

L’allontanamento da Palermo del capomafia ha confermato la piena operatività delle decisioni prese dalla nuova commissione provinciale. E Palumeri, in quanto portavoce e vice del boss Calogero Lo Piccolo, figlio dello storico padrino Salvatore Lo Piccolo, ha acquisito il titolo per imporsi sul suo rivale. Cosa nostra, organizzazione verticistica disciplinata da “regole” precise, si è trovata davanti a un bivio (Bivio è anche il nome dell’indagine): accettare l’ organismo provinciale della commissione, oppure, rimettere in discussione tutto attraverso le persone più carismatiche nel tempo rimesse in libertà, come Caporrimo. Dopo aver trascorso un periodo di isolamento a Firenze, Caporrimo l’11 aprile del 2020 è tornato a Palermo riuscendo in poco tempo ad accentrare nuovamente su di sé i poteri dell’intero “mandamento” ed evitando gli spargimenti di sangue che pure era disposto ad affrontare. Appoggiato dalla sua base mafiosa sul territorio (si sono rivelati suoi fedeli alleati Antonino Vitamia – capo della famiglia di Tommaso Natale, Franco Adelfio – uomo d’onore di Partanna Mondello, e Giuseppe Cusimano – ai vertici della famiglia ZEN/Pallavicino) tornato a Palermo, ha dunque ripreso in mano le redini del mandamento.

Ecco l’elenco degli indagati nell’operazione antimafia Bivio dei carabinieri: Francesco Adelfio, 39 anni, Andrea Barone, 21 anni, Carmelo Barone 59, Marcello Bonomolo, 47 anni, Pietro Ciaramitaro, 32 anni, Giuseppe Cusumano, 37 anni, Francesco Finazzo, 64 anni, Salvatore Fiorentino, 38 anni, Sebastiano Giordano, 22 anni, Francesco L’Abbate, 46 anni, Andrea Mancuso, 22 anni, Francesco Palumeri, 60 anni, Giuseppe Rizzuto, 33 anni, Baldassare Rizzuto, 24 anni, Antonino Vitamia 56 anni, Michele Zito 46 anni.

Fonte Ansa

Palermo: demolito chiosco pericolante in via Messina Marine

In via Messina Marine le maestranze del Coime hanno provveduto a demolire un chiosco che, a causa delle precarie condizioni di stabilità, rischiava di mettere a repentaglio la sicurezza di passanti e residenti della zona. Chiuso oramai da anni, il chiosco era stato in passato dato in concessione dal Comune per lo svolgimento di attività commerciali.

A seguito dell’ammaloramento della struttura, il chiosco è stato demolito su iniziativa dell’assessorato al Decoro, guidato dal vicesindaco Fabio Giambrone, presente sul posto insieme ai consiglieri comunali Toni Sala e Paolo Caracausi. I lavori di abbattimento erano stati programmati da tempo ma si sono dovuti differire a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

Le condizioni di abbandono in cui il chiosco versava ormai da molti anni – spiega il vicesindaco Fabio Giambrone – hanno reso necessario questo intervento, che permetterà ora di rimettere in sicurezza l’area e restituire decoro a quel tratto di strada. Un intervento che si inserisce nel più ampio lavoro di riqualificazione dell’area, con l’eliminazione di situazioni di pericolo, interventi di decoro e soprattutto proseguirà con il progetto approvato dalla Giunta per il recupero del tratto di costa che va dal porto di Sant’Erasmo fino ad oltre la foce del fiume Oreto sia sul fronte a mare sia lungo l’asse di via Messina Marine“.

Per il Consigliere Paolo Caracausi, l’abbattimento della struttura “rappresenta un altro piccolo tassello verso la riqualificazione e recupero della Costa sud“, mentre per il suo collega Toni Sala, “il percorso di recupero dell’area è iniziato da tempo e pur con qualche rallentamento a causa del Covid, non si è arrestato. Mi auguro che si proceda ora ad ulteriori interventi, come il rifacimento del marciapiede e la rimozione di alcuni ingombranti“.

 

Movida Palermo: chiusi tre locali

Prosegue l’attività di controllo della Polizia Municipale per il rispetto delle misure di contrasto e contenimento della diffusione del Covid-19.

Nel corso del weekend gli agenti del Nucleo controllo attività economiche e produttive hanno effettuato numerosi controlli sia nei contesti della movida che in altre attività, comminando sanzioni per complessivi 48.700 Euro. Gli esercizi erano privi della prescritta autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande, della registrazione sanitaria, dell’autorizzazione per la vendita al dettaglio di prodotti alimentari, del Piano di autocontrollo HACCP e dell’ attestato di alimentarista.

Tre attività di somministrazione, prive di denominazione di insegna, rispettivamente in via Giuseppe Piazzi, via Maqueda e via Calderai sono state sottoposte a sequestro cautelare amministrativo perché sprovviste della prescritta SCIA. In via Piazzi era in corso attività di somministrazione di alimenti e bevande al banco con sette avventori presenti all’interno, dediti alla consumazione di alimenti, bevande alcoliche e superalcoliche.Tutti e tre i gestori sono stati sanzionati per un importo complessivo pari a circa 14.500 euro ciascuno.

I pubblici esercizi di via Maqueda e via Calderai non ottemperavano all’obbligo di esporre all’ingresso del locale un cartello che riportasse il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente all’interno e, per questo, sono stati sanzionati per inottemperanza alle misure di contrasto dell’epidemia da Covid19. Il gestore è stato anche sanzionato per inottemperanza alla sospensione delle attività dei servizi di ristorazione e tutti gli avventori sono stati identificati e sanzionati per inosservanza del divieto di spostamento dalle ore 22 alle ore 05 del giorno successivo, senza giustificato motivo con verbale di 400 euro ciascuno e del divieto di assembramento, con ulteriore verbale, anch’esso di 400 euro ciascuno.

Infine, gli agenti hanno verificato la violazione dei sigilli di un locale di via Mendola, già sottoposto a sequestro cautelare amministrativo nello scorso mese di dicembre. L’esercizio di via Calderai, inoltre, è stato sottoposto contestualmente a sequestro penale su disposizione del PM di turno, per gravi ed evidenti carenze igienico-sanitarie ed il cattivo stato di conservazione degli alimenti.
All’atto del sopralluogo, è stato accertato che all’ingresso i sigilli erano mancanti, infranti e danneggiati e, di conseguenza, il titolare/custode è stato indagato per violazione colposa dei doveri inerenti la custodia di cose sottoposte a sequestro, per violazione e danneggiamento di cose sottoposte a sequestro e per avere asportato arbitrariamente tutte le derrate alimentari detenute all’interno dell’immobile.

Aggiungere alla collezione

Nessuna raccolta

Qui troverai tutte le collezioni che hai creato prima.