Borsellino, Orlando in via D’Amelio per ricordare le vittime

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ha partecipato oggi alle celebrazioni in ricordo delle vittime della strage del 19 luglio 1992 in via D’Amelio in cui morirono Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Il primo cittadino, che aveva disposto l’esposizione delle bandiere a mezz’asta negli edifici comunali per la giornata di oggi, si è recato due volte sul luogo della strage.

Prima stamani, quando tra gli altri erano presenti il ministro Giuseppe Provenzano ed il prefetto Giuseppe Forlani, per un incontro commemorativo organizzato dal Centro studi “Paolo e Rita Borsellino” sotto l’albero della Pace e poi nel pomeriggio dove è stato osservato il minuto di raccoglimento in ricordo delle vittime.

Commemorare non è un valore o un disvalore un se – ha detto Orlando -, ma ciò che conta è il come si commemora. Si fa memoria parlando di vita e non di morte. L’albero della pace evoca la vita. E’ stato il grande impegno di Rita Borsellino: spiegare il sacrificio di Paolo e di chi è morto ventotto anni fa. E’ importante far leva sull’amore per la vita dei palermitani. Quella di via D’Amelio è stata l’ultima grande strage commessa dalla mafia, legata ad una trattativa che era segno che non c’era più identificazione fra mafia e Stato“.

Messina, la mafia colpisce ancora: due arresti per tentato omicidio

I carabinieri della Compagnia di Messina Centro hanno arrestato Rosario Grillo e Giovanni D’Arrigo entrambi messinesi, 43enni, pregiudicati, accusati di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, detenzione e porto abusivo di arma.

Il provvedimento emesso dal gip su richiesta della Procura della Città dello Stretto, guidata da Maurizio de Lucia, nasce da una indagine dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Messina Centro avviata dopo l’aggressione subita da Pippo Molonia, 26enne, la sera del 21 settembre 2019. Molonia era ai domiciliari in casa del cognato, nel rione messinese di Bisconte, quando due uomini arrivati a bordo di una moto, gli spararono sette colpi di pistola calibro 7,65, ferendolo all’inguine. A seguito della ferita riportata, il giovane fu trasportato al pronto soccorso dell’Ospedale Piemonte e operato.

Nonostante la reticenza della vittima, indagata per favoreggiamento personale, le indagini dei carabinieri hanno consentito di fare luce sull’ agguato e individuato il mandante in Rosario Grillo, esponente del clan mafioso di Mangialupi, già condannato per omicidio, e uno degli esecutori materiali: Giovanni D’Arrigo. L’agguato sarebbe stato deciso per “punire” il comportamento irrispettoso che, poche ore prima, il nipote della vittima, un ragazzo 16enne, aveva avuto nei confronti del Rosario Grillo, nel corso di una lite. Durante la discussione, il minore aveva affrontato e schiaffeggiato Grillo. Un grave “sgarro subito da parte di un esponente di spicco della malavita di Mangialupi, – secondo gli inquirenti – che non poteva essere tollerato e doveva trovare una risposta immediata”.
La stessa sera del litigio, Grillo avrebbe inviato quindi D’Arrigo e un secondo uomo, non ancora identificato, a casa del giovane per regolare i conti. A farne le spese però è stato Molonia che si trovava nel cortile dell’abitazione.

Catania, sequestri beni per 1 milione di euro a due esponenti Cosa nostra

La polizia ha eseguito a Catania due sequestri beni nei confronti di altrettanti esponenti di spicco di Cosa nostra, attualmente detenuti perché condannati con sentenza definitiva per associazione mafiosa.

I provvedimenti in questione, sono stati emessi dal Tribunale di Catania, sezione Misure di prevenzione, su proposta congiunta della Questura e della locale Procura Distrettuale, riguardano Salvatore Amato e suo genero, Francesco Scuderi.
Il primo, noto come ‘Turi Amato’, è uno storico appartenente al clan Santapaola-Ercolano dedito prevalentemente al traffico di stupefacenti e alle estorsioni è stato a lungo il responsabile del gruppo ‘ottantapalmi del rione San Cristoforo. Il secondo, detto “U niculittu”, è stato sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno e ha diverse condanne definitive anche per traffico di sostanze stupefacenti. Il sequestro, eseguito su indagini del gruppo di lavoro integrato della Divisione Polizia Anticrimine e della Squadra Mobile, riguarda nove beni immobili, 2 motoveicoli e 5 autovetture, una società di autonoleggio, la Nicu Car srl, e diversi rapporti finanziari, per un valore stimato di circa 1 milione di euro.

La Questura di Catania ha eseguito nell’ultimo anno due confische per un valore di 16,5 milioni di euro, quattro sequestri per 2milioni di euro, quattro misure di prevenzione patrimoniali con richieste di sequestro di beni per un valore di circa 4 milioni di euro, una richiesta di accertamenti patrimoniali finalizzati all’applicazione della misura di prevenzione del codice antimafia.

Operazione antimafia a Palermo, Orlando: “Confermata ancora una volta la dimensione nazionale e sovranazionale della mafia”

L’operazione di oggi conferma ancora una volta la dimensione nazionale e sovranazionale della mafia e conferma i rischi che l’economia criminale, con i suoi ingenti capitali, tragga un vantaggio enorme dall’attuale emergenza legata al Covid-19“, afferma il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Nel ribadire gratitudine e apprezzamento per il lavoro degli inquirenti e delle Forze dell’ordine, non si può non sottolineare che è sempre più urgente che lo Stato intervenga in modo massiccio per evitare che i capitali mafiosi diventino il grimaldello con cui scardinare anni di lavoro per tagliare le radici sociali e culturali dei clan, riconsegnando alla mafia un potere che in questi anni si è fortemente indebolito“, ha concluso il sindaco.

Mafia, maxiblitz a Palermo e 91 arresti: “Cosa Nostra pronta a sfruttare la crisi Covid”

La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella. In manette sono finiti esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana. Associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa, le accuse contestate. Il blitz è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania.

Attività ferme per il lockdown, una drammatica crisi economica, imprese sull’orlo della chiusura e Cosa nostra pronta a sfruttare l’emergenza. E’ la fotografia della realtà economica palermitana messa nero su bianco nell’inchiesta della Dda di Palermo. Il gip che ha disposto gli arresti parla di “contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo”.

Tra gli indagati c’è anche un ex concorrente del Grande Fratello: si tratta di Daniele Santoianni, ora ai domiciliari con l’accusa di essere un prestanome del clan. Santoianni era stato nominato rappresentante legale della Mok Caffè S.r.l., ditta che commerciava in caffè, di fatto nella disponibilità della cosca. “Con ciò – scrive il gip – alimentando la cassa della famiglia dell’Acquasanta e agevolando l’attività dell’associazione mafiosa”.

L’inchiesta ha svelato anche gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che in quella “storica” del traffico di droga e nelle corse dei cavalli. Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro.

42mo anniversario della uccisione di Peppino Impastato: il ricordo del sindaco Leoluca Orlando

La morte di Peppino Impastato ha segnato uno dei punti più tragici e perversi della permeabilità sino alla identificazione fra istituzioni pubbliche e private e mafia, che assumeva a volte anche il volto dello Stato“, lo ha detto il sindaco il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando nel 42mo anniversario della uccisione di Peppino Impastato a Cinisi.

Ricordare la sua morte ma soprattutto la sua vita, impegnato con le armi della cultura, dell’informazione e dell’ironia contro la violenza fisica e culturale della mafia, non è solo un modo per continuare a rendere un doveroso omaggio, ma è anche un modo per ricordare quanto quelle armi siano tutt’ora un grande strumento, unito alla repressione giudiziaria, per contrastare le mafie di ogni tipo“, ha concluso il sindaco.

Musumeci: “Passo avanti verso espropriazione dell’edificio rurale di Cinisi dove fu ucciso Impastato”

Nel giorno del 42esimo dal sacrificio di Peppino Impastato, la Regione compie un ulteriore passo avanti nella procedura di esproprio dell’edificio rurale di Cinisi dove fu ucciso il giornalista siciliano.

È stato infatti registrato in ragioneria il decreto del dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali, Sergio Alessandro, di determinazione dell’indennità provvisoria di espropriazione in favore della ditta proprietaria del casolare e del terreno rurale circostante, secondo la stima redatta dalla Soprintendenza di Palermo.

Il presidente della Regione Nello Musumeci ha pertanto dato disposizioni agli uffici di accelerare al massimo le procedure.

Quel luogo di violenza mafiosa – ha commentato il governatore- appartiene ormai idealmente al patrimonio di tutti i siciliani onesti, al di là delle collocazioni. Acquisire il casolare e salvaguardarlo, quindi, è il necessario atto consequenziale che la Regione e gli enti locali hanno il dovere di compiere“.

Il nove maggio del 1978, in una stradina interna nei pressi dell’aeroporto Falcone-Borsellino, il fondatore di Radio Aut venne colpito e tramortito e probabilmente subito ucciso, prima di essere trasportato sui binari della vicina ferrovia, sulla quale i resti del suo corpo vennero poi rinvenuti.

Uccisi dalla mafia 49 anni fa: Orlando ricorda Pietro Scaglione e Antonino Lorusso

“Nonostante i tanti anni passati dalla sua uccisione, Pietro Scaglione rimane una delle figure chiave nella storia del movimento antimafia, per essere stato fra i primi ad intuire, nel mondo della Magistratura, come la lotta alla mafia non si combattesse unicamente nelle Aule di tribunale ma anche con la rottura di certi comportamenti e legami che interessevano la pubblica amministrazione. Fu anche fra i primi a coniugare l’impegno professionale di magistrato con quello, altrettanto importante sociale con un importante lavoro rivolto ai detenuti e alle loro famiglie. Un impegno completo, che tanto ha dato al movimento antimafia e alle istituzioni e che pagò in modo atroce”. Così il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha ricordato l’omicidio del procuratore della Repubblica, Pietro Scaglione, ucciso con il suo autista, l’agente di scorta, Antonino Lorusso, il 5 maggio 1971 in via Cipressi.

Palermo, anniversario uccisione La Torre e Di Salvo: amministrazione comunale presente alla cerimonia di commemorazione

Palermo non dimentica: 38 anni fa l’omicidio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.

Umile e semplice commemorazione in via Li Muli, dove l’allora segretario regionale del Pci e il suo autista furono uccisi da un commando mafioso: cerimonia sobria, alla presenza del sindaco di Palermo Leoluca Orlando e del prefetto Antonella De Miro.

“Nell’anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, l’Amministrazione comunale ha partecipato ad una cerimonia sobria, ma doverosa, di commemorazione. A 38 anni di distanza, il lascito morale, politico e normativo di La Torre resta invariato nel suo altissimo valore e nei suoi risultati nella lotta alla mafia. Al sacrificio di La Torre e Di Salvo, è legato un periodo fra i più bui della storia della Sicilia e di Palermo: abbiamo lasciato alle nostre spalle e che speriamo non tornino mai più”, lo ha dichiarato Leoluca Orlando.

Coronavirus, Musumeci: “No al rientro dei detenuti pericolosi”

Esistono ragioni di sicurezza, di ordine pubblico e di buon senso per dire no al rientro di alcuni detenuti pericolosi nei luoghi dove vivevano e dove hanno commesso gravi reati”, lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, alla luce dei casi Bonura, Iannazzo, Sansone e, per ultimo, Zagaria. Tutti detenuti condannati per mafia che hanno lasciato la cella in considerazione del loro stato di salute raggiungendo le rispettive abitazioni.

Il governatore siciliano si rivolge al premier Conte e ai ministri dell’Interno Lamorgese e della Giustizia Bonafede, affinchè si valutino misure alternative alla scarcerazione.

“Ecco perché – aggiunge Musumeci –  certe decisioni lasciano sbigottiti. E l’incredulità che provano alcuni magistrati, da sempre in prima linea, è la stessa che sta provando la gente comune. Se proprio si rende necessario assegnare agli arresti domiciliari personaggi mafiosi di spessore, allo scopo di decongestionare le carceri in questo periodo di epidemia, si prendano assolutamente in considerazione soluzioni diverse“.

Per Musumeci “la Sicilia è una terra che oltre ad avere pagato un altissimo tributo al potere mafioso, in termini di vite spezzate e di sviluppo negato, non può assolutamente correre il rischio che il ritorno a casa di alcuni boss, sia pure con tutte le restrizioni e i controlli del caso, riaccenda chissà quali dinamiche di potere all’interno delle organizzazioni criminali“.

 

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