Palermo-Catania, Pellegrino: “Sarà battaglia. Penalizzazione dimezzata? Siamo più sereni”

Buone notizie per il Calcio Catania.

La Corte Federale d’Appello ha accolto parzialmente il reclamo proposto dal club etneo in data 8-10-2020, ridando due dei quattro punti di penalizzazione inflitti lo scorso settembre per violazioni Covisoc a seguito di una serie di inadempimenti della vecchia dirigenza. “Accogliamo con soddisfazione la decisione della Corte Federale d’Appello. Questi due punti che ci vengono ridati rappresentano un passo in avanti nel nostro percorso in una stagione veramente difficile e travagliata per tutti. A mio avviso nulla era scontato e, quindi, sono contento che il Catania abbia vinto anche se parzialmente, il ricorso”. Lo ha detto Maurizio Pellegrino, direttore dell’area sportiva del Catania, intervistato ai microfoni de ‘La Sicilia’.

RICORDI E OBIETTIVI – “Una vittoria, una sconfitta e due pari. Sono in pareggio con me stesso… Scherzi a parte, un derby è una sfida particolare che si vuole sempre vincere e io mi auguro che il Catania dopo la sosta forzata trovi la forza tecnica e piscologica per ottenere un risultato positivo. Se la pausa ha fatto bene alla squadra? Forse sì o forse no nel senso che ora dovremo giocare ben sei partite in due settimane. Inoltre dispiace che le due squadre arrivino a questa sfida non al massimo delle loro potenzialità. Infortuni, tamponi positivi e altro hanno condizionato il percorso di entrambe. Ciò non vuol dire che Catania e Palermo non onoreranno il derby, anzi una volta in campo sarà una bella battaglia. Andare oltre i playoff? Lo spero perché mi aspetto qualcosa di importante da questo campionato e in questo senso il derby di lunedì potrà chiarirci le idee”.

IL DERBY – “Sappiamo tutti come la supersfida tra le squadre della due maggiori città siciliane, sia parecchio sentita oltre che dai giocatori anche dalle tifoserie che purtroppo non potranno essere presenti per le restrizioni imposte da questo virus spietato che continua a colpire duramente. Io mi auguro che sia un bel derby sul campo, corretto soprattutto e la diretta televisiva su Raisport rappresenterà una consolazione per i tifosi di tutte e due le squadre. Di sicuro Palermo-Catania con le tribune deserte rispecchierà purtroppo in tutto e per tutto il drammatico periodo che stiamo attraversando”.

Coronavirus, il sindaco di Messina: “Sono preoccupato, le scuole resteranno chiuse”

“Sono preoccupato per la situazione sanitaria dei nostri ospedali. I posti di terapia intensiva sono estremamente carenti. Inoltre, l’analisi dei parametri individuati per stabilire le criticità che ci hanno relegato nella zona arancione, si basano su dati inviati dalle Regioni. Il 25 ottobre la Sicilia ha dichiarato 504 focolai, la Campania 154, il Lazio 420. Queste Regioni stanno meglio della Sicilia per alcuni criteri, come l’indice di trasmissione che è più moderato del nostro. La verità è che il ministero della Salute ci ha considerati inaffidabili, al contrario di Lazio e Campania. Siamo zona arancione e tali resteremo per i prossimi 15 giorni”. Lo ha detto il sindaco di Messina, Cateno De Luca.

“Per quanto concerne le scuole, resteranno chiuse fino a data da destinarsi. La nota dell’Asp fa emergere una preoccupazione massima perché Il trend di contagio è in aumento inesorabile nella fascia di età tra i 20 e i 50 anni. Nel periodo di stop scolastico abbiamo ricostruito la catena dei contatti stretti dei positivi: diversi sono inoltre i casi direttamente nelle scuole. Se vuole, il ministro Azzolina potrà impugnare la mia l’ordinanza. Venga il governo e m’impugni l’ordinanza. Preferisco questo piuttosto che mettere a rischio gli alunni e le loro famiglie”, ha concluso.

Covid, la Sicilia torna indietro di 34 anni: ogni cittadino perde 1.307 euro

A causa della pandemia, dall’analisi della Cgia di Mestre, che ha rielaborato dati Istat e Prometeia, emerge che la Sicilia è tornata indietro di ben 34 anni, (1986) con una perdita di ricchezza senza eguali nel Paese, che arretra di 22 anni (1998).

Nell’isola la crisi provocata dal Covid-19 avrebbe bruciato 7,5 miliardi di euro nel 2020. In termini di valore aggiunto, per la Cgia, ogni siciliano in un anno ha perso 1.307 euro (-8,4 punti): a Siracusa 1.500 euro in meno, a Ragusa 1.451 euro, a Palermo 1.355, a Catania -1.352, a Messina -1.320, a Caltanissetta 1.235, a Trapani -1.154, ad Agrigento – 1.099, a Enna -1.051 euro.

Crolla anche l’occupazione. La Sicilia è la quarta regione per posti di lavoro andati in fumo, con un calo del 2,9% (-39 mila posti). Peggio solo Calabria, Campania e Valle D’Aosta.

Vecchio Palermo: nell’inchiesta spunta anche “Diabolik”, il boss ultrà della Lazio

Nell’inchiesta relativa al fallimento del vecchio Palermo spunta anche “Diabolik”.

Tre mesi dopo, nel corso della maxi operazione “Grande Raccordo Criminale”, è stato arrestato Adamo Castelli, ritenuto vicino alla banda di narcotrafficanti capeggiata proprio da Diabolik, e uno degli interlocutori di Salvatore Tuttolomondo. Alcune telefonate sono state registrate dai finanzieri. “Una di queste riguarda praticamente gli unici soldi che i Tuttolomondo avrebbero sborsato nella vicenda del Palermo e cioè i 45 mila euro che erano stati anticipati per la fideiussione necessaria all’iscrizione per il campionato di Serie B”, si legge.

Una notizia che rende “ancora più torbido il contesto nel quale si muovevano i Tuttolomondo” e che “getta ombre sulle provenienza dei soldi (pochi) che avevano a disposizione”. Scrive così l’edizione odierna del ‘Giornale di Sicilia’. Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, è l’ultrà della Lazio ucciso il 7 agosto 2019 a Roma, ritenuto al centro di un grosso traffico di droga.

La fideiussione, però, era un imbroglio: i soldi al broker bulgaro che doveva fornire la garanzia non furono mai versati ma. E quei 45 mila euro non torneranno più indietro. Castelli e Tuttolomondo parlano proprio di questo: “Adesso ci ridanno i soldi nostri”, “rivendicando dunque la paternità dei 45 mila euro. Siccome Castelli è stato di recente arrestato nell’indagine della Dda di Roma, sorgono ulteriori dubbi sulla liceità della provenienza dei soldi investiti nella Us Città di Palermo”, scive il gip.

 

Vecchio Palermo, arrestati i Tuttolomondo: intercettata una telefonata tra Anzellotti e Daniela De Angeli

“L’assalto al Palermo rivelato in diretta”.

Titola così l’edizione odierna del ‘Giornale di Sicilia’. Lo scorso 4 novembre, la notizia: Salvatore e Walter Tuttolomondo, i due fratelli che dovevano salvare il vecchio Palermo poi miseramente fallito nel 2019 a seguito della mancata iscrizione del campionato di Serie B, sono stati arrestati. Diversi i reati che gli sono stati contestati dalla Procura della Repubblica: bancarotta fraudolenta, indebita compensazione di imposte con crediti inesistenti, autoriciclaggio e reimpiego di denaro, falso e ostacolo alle funzioni della Commissione di vigilanza sulle società di calcio (Covisoc) della Figc.

“I finanzieri siculo-campani non avevano liquidità e così anche per pagare le imposte il loro tributarista, Fabio Anzellotti inventa un trucco registrato in diretta dalle intercettazioni eseguite dal nucleo di polizia economico finanziario delle fiamme gialle”, si legge. Nel dettaglio, era il 24 giugno 2019 quando Anzellotti è al telefono con Daniela De Angeli, storico consigliere e braccio destro dell’ex patron Maurizio Zamparini. “I Tuttolomondo stavano tentando di utilizzare la compensazione di un credito fiscale, in realtà inesistente, ricevuto con l’acquisizione di un ramo dell’azienza della ‘Group Itec’. […] Una scatola vuota, fiscalmente inattiva e con un passato di false fatturazioni”. Non era possibile, dunque, alcuna compensazione. Ragion per cui, Anzellotti ricorse ad un vero e proprio sotterfugio.

“Daniela De Angeli tiene delle conversazioni con Anzellotti, il tributarista che segue la pratica della compensazione per la ‘Groupe Itec’ per conto dei Tuttolomondo – si legge nel provvedimento -. La De Angeli gli espone alcune perplessità relative ai versamenti a mezzo F 24 effettuati per conto della Us Città di Palermo ed in particolare fa notare che il codice di compensazione utilizzato è quello del tributo Ires e non quello del tributo Iva come sarebbe stato corretto”. Nessun errore. Secondo gli inquirenti, infatti, Anzellotti ha sbagliato di proposito. Il motivo? “Anzellotti spiega che l’errore è stato fatto appositamente – prosegue il gip Lorenzo Jannelli -, e che avrebbe provveduto in un secondo momento a correggerlo inserendo il codice Iva”.

“Un trucco che doveva servire a mascherare la realtà”, prosegue il noto quotidiano. Di seguito, il testo dell’intercettazione in cui Anzellotti ha spiegato la questione alla De Angeli: “Il codice tributo si può cambiare in corsa come se uno avesse fatto un errore. Però siccome bisognava passarlo subito… ci sono delle problematiche con l’Agenzia delle entrate che non ti sto a spiegare adesso per telefono… E andava fatto per forza in quel modo”.

Ma non solo; Anzellotti ha detto chiaramente “che non era stato utilizzato il codice Iva perché, a seguito della cessione di ramo d’azienda, non era stata fatta l’asseverazione del credito Iva da parte di un professionista, come previsto dalla legge. Peraltro Anzellotti si assume la paternità del codice sbagliato, avendo detto a Salvatore Tuttolomondo, ti trovo io il sistema”. La presunta compensazione del credito fiscale doveva servire ai Tuttolomondo per appianare i debiti. In questo modo, l’obiettivo dei due fratelli era quello di racimolare un milione e 400 mila euro utili per pagare i tributi. Tuttavia, secondo l’accusa, sapevano benissimo che non era possibile alcuna compensazione. “Eppure nella seduta del consiglio di amministrazione del 19 giugno viene deliberato l’acquisto del ramo di azienda ‘Groupe Itec’ che serviva a dare il via libera all’operazione”.

Per gli inquirenti, i responsabili sono Salvatore Tuttolomondo, che “ha concretamente voluto e messo in pratica la compensazione indebita” e tutti coloro che hanno votato la delibera in quel Cda: Roberto Bergamo, amministratore delegato, “che prima ha deliberato in seno al Cda e poi ha concluso il contratto di acquisto del credito fasullo della Group Itec”; Walter Tuttolomondo, che ha votato a favore “in ordine al contratto di acquisto del credito inesistente”; Tiziano Gabriele, presidente del consiglio sindacale “che ha approvato la delibera di acquisizione del ramo di azienda”. Regista dell’operazione Fabio Anzellotti, sottolinea la procura, che ha suggerito le modalità. Tra queste posizioni le più gravi, quelle di Walter Tuttolomondo e Roberto Bergamo “ben consapevoli del rischio che si stesse acquistando dalla Group Itec l’ennesimo credito inesistente”.

 

Il Pd annuncia mozione di sfiducia a Razza. Con loro anche il M5s: “Sicilia zona arancione? Cattiva gestione del governo regionale”

Pd e M5s annunciano mozione di sfiducia all’assessore regionale alla salute, Ruggero Razza.

La misura è abbondantemente colma, Razza lasci il posto ad un persona più capace per evitare guai peggiori alla Sicilia. Col Pd e con tutti i deputati degli altri schieramenti che vorranno sottoscriverla presenteremo una mozione di censura all’assessore alla Salute, che si è rivelato abbondantemente non all’altezza della situazione”. A dirlo il capogruppo del M5S all’Ars Giorgio Pasqua, con gli altri componenti 5stelle della commissione Salute: Francesco Cappello, Salvatore Siragusa e Antonio De Luca.

La decisione della mozione di sfiducia all’assessore Razza è stata presa nel corso di una videoconferenza promossa dal segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo e dal capogruppo all’Ars Giuseppe Lupo. Secondo gli esponenti del Partito Democratico: “la Sicilia si trova oggi con contagi fuori controllo e con la conseguenza di dover chiudere diverse attività commerciali, non certo per una decisione arbitraria del governo nazionale, o a causa del solo numero di soggetti positivi al Covid-19, ma in conseguenza di 21 parametri che la stessa Regione Siciliana trasmette al governo nazionale e che mettono in evidenza errori e sottovalutazioni commessi dal governo Musumeci nelle misure necessarie al monitoraggio ed al contenimento del virus sul territorio”.

L’assessore – affermano i 5 stelle che si associano all’iniziativa del Pd – non ha mai inteso aprire ad un serio confronto né con la commissione salute, né con l’Aula e adesso la situazione sta precipitando, anche per colpe certamente ascrivibili all’assessorato alla Salute. Al netto delle dichiarazioni di Razza e Musumeci, la zona arancione è figlia legittima delle inadempienze e della cattiva gestione del governo regionale e non certo di chissà quali oscure macchinazioni di stampo politico. Dopo la prima ondata della pandemia, l’esecutivo Musumeci aveva tutto il tempo per adempiere alle prescrizioni di Roma che risalgono addirittura ad aprile, ma nulla o quasi è stato fatto, trasformando la Sicilia un una regione inaffidabile dal punto di vista sanitario. Non possiamo – concludono i pentastellati – assistere inerti allo sfacelo, ci sono ancora i margini per invertire la rotta di questa nave alla deriva, ma si deve farlo subito, cominciando dalla sostituzione di chi è al timone”.

Zona arancione in Sicilia, nuova protesta a Palermo: bloccata la circonvallazione

È iniziata davanti al palazzo della Regione la protesta di un centinaio tra commercianti, ristoratori e altre categorie penalizzate dalle misure anti Covid del governo. Con i fumogeni in mano, i manifestanti, hanno percorso a piedi Corso Calatafimi e hanno bloccato viale Regione Siciliana, in entrambe le direzioni della circonvallazione di Palermo. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia in servizio anti sommossa che hanno convinto i manifestanti a rimuovere il blocco.

“Proponiamo di spegnere le luci: siamo aperti ma, di fatto, è come se fossimo chiusi”. Le parole di una commerciante di corso Calatafimi di Palermo, una tra le alcune decine che si sono radunate bloccando per qualche minuto il traffico in viale Regione siciliana. “Stiamo morendo ma non è solo colpa del covid – dicono – di certo bastava applicare meglio le regole per non arrivare a questo punto. Che senso ha tenere i negozi aperti, quando non entra nessuno: i nostri incassi si sono azzerati, non ci paghiamo neanche le spese. Spegniamo le luci, le insegne e lasciamo la città al buio”.

Coronavirus Sicilia, il bollettino del 6 novembre 2020: 1423 i nuovi casi, la situazione a Palermo…

Sono 1.423 casi emersi in Sicilia nelle ultime 24 ore, a fronte di 9.525 tamponi effettuati.

Questo è quanto emerge dal consueto bollettino quotidiano diramato dal Ministero della Salute aggiornato a venerdì 6  novembre 2020. Al momento i casi totali nell’Isola sono 28.825, mentre sono contagiate 19.513 persone, 8.684 sono guarite (+402) e 628  decedute (+34). I malati in terapia intensiva aumentano di 2 nelle ultime 24 ore (159 in tutto) e di 10 in regime ordinario (1157), con un trend in discesa.
Questo il report dei contagi nelle province: 62 Agrigento, 47 Caltanissetta, 292 Catania, 40 Enna, 57 Messina, 321 Palermo, 292 Ragusa, 91 Siracusa, 121 Trapani.

 

Coronavirus, nel weekend tamponi rapidi nei drive-in di trenta città siciliane

Tamponi rapidi nei drive-in delle maggiori città siciliane. Dopo l’esperienza negli arcipelaghi minori e della Fiera del Mediterraneo a Palermo, prosegue la campagna attiva di monitoraggio del Coronavirus sulla popolazione della Sicilia su precisi target, così come programmato dall’assessorato regionale alla Salute, su suggerimento del Comitato tecnico scientifico.

Così, domani (sabato 7 novembre) e domenica, in oltre 20 centri (con popolazione superiore ai 30 mila abitanti) verranno allestiti circa 30 drive-in con percorsi dedicati, in cui si procederà al prelievo del campione mediante test rapido che, in caso di positività, verrà immediatamente ripetuto attraverso il tampone molecolare per la necessaria conferma così come previsto dai protocolli sanitari vigenti.
L’iniziativa, promossa dalla Regione Siciliana con le Asp e in collaborazione con Anci Sicilia e le amministrazioni locali, è ancora rivolta – in questa fase – al mondo della scuola.
I drive-in saranno operativi già da domani nelle seguenti città: Caltanissetta, Gela, Ragusa, Comiso, Modica, Vittoria, Palermo, Monreale, Enna, Catania, Adrano, Paternò, Caltagirone, Acireale, Messina, Barcellona, Trapani, Alcamo, Mazara del Vallo, Marsala, Castelvetrano, Avola, Agrigento.
In linea con quanto organizzato a Palermo (dove la campagna va avanti) – grazie alla preziosa collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale e con i presidi dei maggiori istituti scolastici – nel week end personale docente e non docente, studenti e le loro famiglie potranno avere accesso ai drive-in allestiti nei siti individuati dalle amministrazioni locali con le Asp. L’adesione alla campagna è su base volontaria.

Nei prossimi giorni si aggiungeranno altre città e nuovi drive-in e saranno presentate altre modalità di accesso alla campagna per raggiungere una campione più vasto. Seguiranno aggiornamenti da parte delle Asp e dei Comuni per le comunicazioni circa orari e siti individuati per le operazioni di prelievo.

Savarino: “Mozione contro Razza? Immotivata e inopportuna, Lupo eviti di fare l’agit-prop”

“Proprio nel giorno in cui il ministro Speranza in difficoltà, criticato pure dai governatori della sua stessa area politica, ammette che qualche dato potrebbe essere stato fuorviato ed invita a non fare polemica, con un duro monito: ”Ci sono limiti che la battaglia politica non può superare – ha sostenuto – lasciamo fuori dalla battaglia contro il virus le questioni politiche”, ebbene nelle stesse ore il Pd siciliano per bocca del suo capogruppo interpreta il monito presentando una immotivata, inopportuna e intempestiva mozione di censura contro l’assessore Razza“. Lo afferma Giusy Savarino, deputata regionale di Diventerà Bellissima, aggiungendo: “Questo lo spirito auspicato? Capisco che il cinismo non ha limiti se pur di governare il Pd si è accollato i Cinque Stelle come soci di maggioranza, ma ora piuttosto che giustificare scelte romane quanto meno discutibili, e invece di contribuire, insieme al governo Musumeci, a sollevare il popolo siciliano dal peso che gli sta gravando, il Pd avvelena il rapporto politico, e in un momento delicato per la Sicilia e i siciliani non trova cosa più opportuna ed utile da fare che chiedere la censura di un assessore, che ha lavorato alacremente proprio per colmare il divario ereditato anche dal governo Crocetta. È chiaro a tutti che la mozione sarà solo sterile polemica politica, in un momento di emergenza sanitaria, solo chiacchiere inutili per cui perderemo tempo prezioso in Ars, chiacchiere di cui la gente è stanca e stufa. L’onorevole Lupo invece di fare l’agit-prop, ci aiuti a salvare vite, a salvare l’economia siciliana, questo lo spirito dell’appello del ministro, proprio il collega Lupo per sua cultura e formazione dovrebbe saperlo cogliere meglio di altri, non si lasci trascinare dal populismo. Certo ognuno si prenderà le proprie responsabilità, com’è giusto ma dopo, oggi servono più lupi che sciacalli, oggi serve lavorare insieme per uscire dall’emergenza”.

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