Coronavirus, la Grecia riapre anche all’Italia: in quarantena chi arriva da quattro Regioni

La Grecia apre le frontiere anche all’Italia. Nel dettaglio, a partire dal prossimo 15 giugno i voli internazionali saranno ammessi negli aeroporti di Atene e Salonicco ma se l’aereo proviene da uno degli aeroporti dell’elenco delle aree “ad alto rischio” stilato dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (che per l’Italia sono Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto) i passeggeri saranno sottoposti ad un test all’arrivo. Se negativo, il passeggero si metterà in auto-quarantena per sette giorni. Se positivo, la quarantena sarà di quaranta giorni. Lo si legge sul sito dell’ambasciata greca.

Mafia, maxiblitz a Palermo e 91 arresti: “Cosa Nostra pronta a sfruttare la crisi Covid”

La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella. In manette sono finiti esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana. Associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa, le accuse contestate. Il blitz è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania.

Attività ferme per il lockdown, una drammatica crisi economica, imprese sull’orlo della chiusura e Cosa nostra pronta a sfruttare l’emergenza. E’ la fotografia della realtà economica palermitana messa nero su bianco nell’inchiesta della Dda di Palermo. Il gip che ha disposto gli arresti parla di “contesto assai favorevole per il rilancio dei piani dell’associazione criminale sul territorio d’origine e non solo”.

Tra gli indagati c’è anche un ex concorrente del Grande Fratello: si tratta di Daniele Santoianni, ora ai domiciliari con l’accusa di essere un prestanome del clan. Santoianni era stato nominato rappresentante legale della Mok Caffè S.r.l., ditta che commerciava in caffè, di fatto nella disponibilità della cosca. “Con ciò – scrive il gip – alimentando la cassa della famiglia dell’Acquasanta e agevolando l’attività dell’associazione mafiosa”.

L’inchiesta ha svelato anche gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che in quella “storica” del traffico di droga e nelle corse dei cavalli. Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro.

Coronavirus, Musumeci chiede il raddoppio delle corse aeree e l’aumento di quelle navali per la Sicilia

Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci – con una nota inviata stamane ai ministri dei Trasporti e della Salute – ha chiesto il raddoppio delle corse aeree da e per la Sicilia e l’aumento di quelle navali sullo Stretto di Messina, per far fronte al considerevole aumento di traffico a seguito dell’avvio della “Fase 2”.

Restano immutate le prescrizioni, già adottate dalla Regione, alle quali si devono attenere coloro che ritornano nell’Isola: registrazione sul portale web dedicato dell’assessorato della Salute (siciliacoronavirus.it), obbligo di isolamento in quarantena e sottopposizione, al termine del periodo, al tampone rino-faringeo. Per quanto riguarda i passeggeri agli approdi a Messina, i controlli sanitari continueranno a essere assicurati dalla Regione, mentre per gli aeroporti di Palermo e Catania, la cui competenza è in capo all’Usmaf, Musumeci ne ha chiesto il rafforzamento.

Nella missiva, il governatore ha manifestato la disponibilità a una integrazione del precedente decreto interministeriale sulla mobilità. In particolare, si dovrebbe passare da due a quattro voli al giorno da Roma per Palermo e per Catania (e viceversa), mentre i collegamenti navali tra Sicilia e Calabria da cinque diventerebbero otto, in ogni direzione. Musumeci ha chiesto anche che lo stato di necessità ricomprenda anche coloro che si ricongiungano alla famiglia o debbano rientrare alla propria residenza o domicilio.

Nessuno deve pensare, però – afferma il presidente – che la “Fase 2” sia un ‘tutti liberi’, stiamo attenti. Il dato di tre regioni deve farci riflettere: in questo momento, Veneto, Lombardia e Piemonte assieme hanno 60 mila positivi, la Sicilia 2.200. Ho ricevuto centinaia di richieste da parte di ragazzi soprattutto che mi chiedevano ‘ci faccia a rientrare, ci faccia rientrare’. Sono padre e nonno e comprendo benissimo l’emozione, l’affetto e le necessità che si pongono in una famiglia. Ma credetemi è difficile trovare il punto di equilibrio per coniugare, da una parte, le esigenze affettive e, dall’altra, le esigenze della prudenza e della cautela, per evitare che si possa entrare in Sicilia senza sapere di essere portatori del virus. Come succede anche agli asintomatici. Quando c’è stato il famoso esodo di inizio marzo, su decine di migliaia di persone abbiamo trovato centinaia di positivi che non mostravano assolutamente alcun sintomo. Quindi bisogna stare prudenti per evitare di ricominciare da capo e la ricaduta sarebbe più complicata della prima fase. Quindi buon rientro a chi ha più di un motivo per rientrare nella nostra Isola, per tutto il resto guardiamo avanti”.

“Siamo arrivati alla Fase 2 – sottolinea il governatore – quindi bisogna allargare un po’ la maglia, ne siamo tutti consapevoli. Naturalmente, man mano che il tempo scorre, verificheremo il dato epidemiologico e quindi valuteremo se chiedere di aumentare, di volta in volta, il numero dei voli, delle corse del treno e dei traghetti sullo Stretto. Voglio chiarire – aggiunge Musumeci – che un blocco per i casi di necessità non c’è mai stato. Neanche nei momenti più critici dell’epidemia, sia gli ordinamenti nazionali che quelli regionali hanno sempre consentito l’ingresso alle Forze dell’ordine, alle Forze armate, al personale sanitario, e per gravi motivi personali, sanitari o di famiglia”.

Coronavirus, il sindaco De Luca contesta il premier Conte: “Nuovo Dpcm una porcheria”

“Il nuovo provvedimento governativo ha fatto scalpore perché è figlio del ‘vorrei ma non posso’, grazie a una decisione non presa. Proprio in relazione a questo, noi del comune di Messina abbiamo invece deciso di decidere. A Conte dico che non ci stiamo. Non accetto il Dpcm entrato in vigore con queste scadenze scriteriate. Già da domani dunque porterò avanti il lavoro che non è stato fatto. Se serve, sono pronto anche a rischiare di essere dichiarato decaduto dalla carica di sindaco, ma comunque, visto che non lo fa Musumeci, chiederò a Conte di rimangiarsi la porcheria che ha servito agli italiani il 26 di aprile, non differenziando le misure per le varie regioni”.

Così il sindaco di Messina, Cateno De Luca. “Bisogna prendere atto della diffusione epidemiologica su tutto il territorio nazionale: il 70% è concentrato su quattro regioni del Nord. C’è una chiara distinzione territoriale che deve essere presa in considerazione. Quindi, alla luce di ciò, occorrono norme restrittive al centro-nord (in particolare Lombardia e Piemonte) e più flessibili per le regioni del sud, in cui il contagio è sotto la media nazionale, stabilendo comunque il criterio di libertà vigilata. Se infatti fossi io il Presidente del Consiglio autorizzerei i sindaci a fare accordi con i commercianti affinché non solo sia dato gratuitamente il suolo pubblico ma consentirei anche l’istallazione di bagni chimici uomo/donna in modo tale che si possano garantire le condizioni igienico-sanitarie, in deroga alle norme previste dai regolamenti. Servono dunque protocolli specifici che comunque garantiscano le aperture”.

Formazione in Sicilia, Iefp recuperati i ritardi. Lagalla: “Siamo quarti”

In soli due anni di governo Musumeci, la Sicilia è riuscita a superare i ritardi accumulati nel tempo sugli Iefp, i percorsi per l’istruzione e formazione professionale in obbligo scolastico, destinati ai giovani fino ai 18 anni che intendono conseguire una qualifica tecnico-professionale.La ripartizione delle risorse 2019, appena erogata dal Ministero del Lavoro alle regioni ed assegnata sulla base di criteri di merito, vede balzare la Sicilia al quarto posto in Italia, con un contributo di 18 milioni e 828 mila euro, dietro solo alla Lombardia, al Piemonte e al Veneto.Le altre regioni meridionali si collocano molto indietro nella graduatoria, con contributi variabili da 600 mila a 3,5 milioni di euro.

«Un traguardo notevole, indice del fatto che l’azione del governo è riuscita a rilanciare un sistema in stallo da troppi anni, coinvolgendo 40 mila studenti siciliani – dichiara l’assessore regionale Roberto Lagalla – tra iscritti ai percorsi proposti dagli enti di formazione e quelli in sussidiarietà integrativa presso gli istituti professionali di Stato. Ad incidere in maniera significativa è stato sicuramente l’avvio annuale dei corsi in regolare concomitanza con l’anno scolastico, ma soprattutto la sperimentazione del “sistema duale”. Questo ci ha permesso di siglare oltre 900 contratti di apprendistato e di offrire opportunità formative professionalizzanti a molti giovani che così acquisiscono maggiori possibilità di accedere al mondo del lavoro, portando positivamente a termine un percorso integrato tra formazione ed esperienza sul campo. Confido che i risultati raggiunti possano favorevolmente incidere sulla riduzione di disoccupati e di Neet nella nostra regione, cioè giovani fra i 18 e i 24 anni che non studiano e non lavorano, contrastando il fenomeno della povertà educativa che grava pesantemente sulle regioni meridionali. Si registra comunque una decisiva inversione di tendenza, finalmente orientata ad innalzare il numero di giovani positivamente impegnati nella formazione professionale, in coerenza con le esigenze del mercato del lavoro».
Nel dettaglio, 14,5 milioni sono stati assegnati in base al numero di iscritti; 3,5 milioni in riferimento al numero di studenti che concludono il percorso formativo con il conseguimento di una qualifica professionale; 688mila euro per i corsi realizzati in sussidiarietà presso gli istituti tecnico professionali dello Stato. Se nell’anno scolastico 2017/2018 gli iscritti non superavano i13 mila ed i qualificati erano appena 72, nel 2019 gli iscritti raggiungono quasi 40 mila studenti.Di questi, 16.318 sono gli iscritti ai corsi proposti dagli enti di formazione professionale, ben3.525 i qualificati e diplomati presso le istituzioni formative e 19.612 gli studenti iscritti ai percorsi in sussidiarietà integrativa degli istituti professionali, per il cui dato la Sicilia risulta addirittura prima in Italia.

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