U.S. Città di Palermo, 5 anni di inibizione a Zamparini: l’ex patron presenta ricorso al Coni

La Corte Federale d’Appello lo scorso 3 settembre ha confermato che il fallimento del vecchio Palermo fu colpa di Maurizio Zamparini.

L’ex patron friulano è stato inibito per cinque anni e, come confermato dal collegio presieduto da Mario Luigi Torsello, insieme a lui sono stati deferiti i diversi amministratori della società di viale del Fante che si sono succeduti nel tempo. Poco più di un mese dopo – secondo quanto riportato dall’edizione odierna del ‘Giornale di Sicilia’ – Zamparini ha presentato ricorso al Collegio di Garanzia del Coni riguardo la pena inflittagli.

Oltre a lui, si sarebbero rivolti al Coni anche la figlia Silvana (condannata a sei mesi di inibizione), la moglie Laura Giordani (sei mesi di inibizione) e l’avvocato Bettini (sei mesi di inibizione): tutti facenti parte del cda dell’Us Città di Palermo in periodi diversi. Ma non solo; anche Alessandro Albanese, Vincenzo Macaione (rispettivamente presidente e vicepresidente durante l’era Arkus Network), Emanuele Facile e John Treacy (amministratore delegato e uno dei “director” di Sport Capital Group) hanno deciso di appellarsi alla sentenza di secondo grado: tutti inibiti per un anno ad eccezione di Treacy (nove mesi).

Il ricorso è stato presentato dall’ex patron dopo la decisione presa dalla Corte Federale d’Appello.

 

U.S. Città di Palermo, Zamparini torna all’attacco: l’ex patron chiede 50 milioni di risarcimento agli inglesi di Sport Capital Group

Maurizio Zamparini torna ad alzare la voce.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa,l’ex patron rosanero, rappresentato dall’avvocato Carlo Canal, ha deciso di adire a vie legali e chiedere un totale di cinquanta milioni di risarcimento nei confronti degli imprenditori inglesi componenti della Sport Capital Group Investments Ltd e dei mediatori Corrado Coen, Emanuele Facile e Maurizio Belli, nell’ambito dell’operazioni che ha portato l’ex proprietario del Palermo a cedere le quote del club al fondo britannico. Maurizio Zamparini pretenderebbe trenta milioni per il fatto in sé e altri venti per il danno di immagine subito. L’imprenditore nato a Sevegliano con la finanziaria di famiglia Gasda contesta un danno per frode contrattuale e dolo determinante, con un atto di citazione depositato al tribunale dio Busto Arstizio. Nel faldone presentato dai legali di Zamparini vengono ricostruiti tutti i convulsi passaggi della cessione delle quote alla Sport Capital Group Investments, il passaggio all’ex ds rosanero, Rino Foschi, prima dell’avvento di Arkus Network, i contatti tra Zamparini, Coen e gli inglesi, la realizzazione del piano di vendita del club, la costituzione del fondo internazionale e la scoperta, secondo la tesi accusatoria dell’ex numero uno della vecchia società di viale del Fante della frode per la mancata registrazione del fondo stesso. Un dossier dettagliato con tutto ciò che è accaduto nel dettaglio, subito dopo la conclusione dell’era Zamparini a Palermo…

 

U.S. Città di Palermo, inibizione di cinque anni per Zamparini: accolto il ricorso della Procura. Tuttolomondo…

Cinque anni di inibizione per Maurizio Zamparini.

La Corte federale d’appello ha accolto il ricorso presentato dalla Procura Figc poco più di un mese fa. Nel dettaglio, lo scorso 23 luglio il Tribunale Federale Nazionale aveva rigettato la richiesta di deferimento nei confronti dell’ex patron del Palermo e di tutti gli altri soggetti coinvolti a vario titolo nel filone scandagliato dagli organi di giustizia sportiva relativamente al fallimento dell’U.S. Città di Palermo.
Di seguito, il dispositivo e il comunicato diramato dalla FIGC.

La Corte Federale d’Appello, composta da: Mario Luigi Torsello – PresidenteSalvatore Mezzacapo – ComponenteGiovanni Trombetta – ComponenteAntonio Rinaudo – ComponenteGaetano Caputi – ComponenteGiuseppe Catalano – Componente aggiunto (relatore) Bruno Di Pietro – Componente aggiunto
ha pronunciato nella riunione fissata il 3 settembre 2020, tenutasi tramite videoconferenza, a seguito del reclamo n. 178 proposto dal Procuratore Federale in data 07.08.2020 il seguente
DISPOSITIVO
La Corte Federale d’Appello (Sezioni Unite), definitivamente pronunciando sul reclamo proposto dal Procuratore Federale, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della decisione impugnata, irroga le seguenti sanzioni:– Zamparini Maurizio: 5 (cinque) anni di inibizione;– Giordani Laura: 6 (sei) mesi di inibizione;– Giammarva Giovanni: 1 (un) anno di inibizione;– Bettini Andrea: 6 (sei) mesi di inibizione;– De Angeli Daniela: 2 (due) anni e 3 (tre) mesi di inibizione;– Zamparini Silvana Rita: 6 (sei) mesi di inibizione;– Facile Emanuele: 1 (un) anno di inibizione;– Richardson Ian Clive: 1 (un) anno di inibizione;– Treacy John Michael: 9 (nove) mesi di inibizione;– Albanese Alessandro: 1 (un) anno di inibizione;– Tuttolomondo Walter: 5 (cinque) anni di inibizione;– Coco Attilio: 2 (due) anni di inibizione;– Macaione Vincenzo: 1 (un) anno di inibizione;– Bergamo Roberto: 3 (tre) anni di inibizione”.

 

U.S Citta di Palermo, Zamparini-Figc secondo round: udienza fissata per il 3 settembre

Il secondo round tra Zamparini e la Procura federale andrà in scena il 3 settembre”.

Titola così l’odierna edizione del ‘Giornale di Sicilia’, che punta i riflettori sulla richiesta di deferimento nei confronti dell’ex patron rosanero e di tutti gli altri soggetti coinvolti a vario titolo nel filone scandagliato dagli organi di giustizia sportiva relativamente al fallimento dell’U.S. Città di Palermo. Lo scorso 23 luglio il Tribunale Federale Nazionale aveva rigettato la richiesta di deferimento a carico Maurizio Zamparini, ma la Procura Federale si chiede come lo stesso non possa essere responsabile del fallimento del Palermo, se nel 2016 l’esposizione debitoria era ‘di circa 40 milioni’. Ragion per cui “il presidente della Corte federale d’appello ha convocato per questa data l’udienza relativa al ricorso presentato dal procuratore federale Chinè, a seguito del proscioglimento per l’ex patron del Palermo e per altri 13 amministratori del vecchio club”. Dunque, la posizione della Procura non cambia: chiede un anno da aggiungersi ai precedenti quattro di inibizione o in subordine tre anni.

 

U.S. Città di Palermo, il no del TFN al deferimento di Zamparini: le motivazioni della sentenza, la vicenda Alyssa…

Lo scorso 23 luglio il Tribunale Federale Nazionale aveva rigettato la richiesta di deferimento nei confronti dell’ex patron rosanero, Maurizio Zamparini nell’ambito del procedimento relativo al fallimento dell’U.S. Città di Palermo. Coinvolti nel medesimo filone e figure anch’esse oggetto di deferimento da parte della Procura Federale, insieme all’imprenditore friulano, erano anche la moglie di quest’ultimo, Laura Giordani, l’ex presidente del club rosanero, Giovanni Giammarva, Andrea Bettini, Daniela De Angeli, Silvana Rita Zamparini, Emanuele Facile, Clive Richardson, John Micheal Treacy, Alessandro Albanese, Walter Tuttolomondo, Attilio Coco, Vincenzo Macaione e Roberto Bergamo.

Le motivazioni alla base della decisione di rigettare il deferimento nei confronti di Zamparini e di tutti gli altri soggetti coinvolti a vario titolo nel filone scandagliato dagli organi di giustizia sportiva sono state depositate e rese note. Secondo quanto illustrato dai giudici del TFN: “…la pur rilevante esposizione debitoria non è stata la causa decisiva che ha condotto la società alla dichiarazione di fallimento…”. Fattore determinante ai fini del dissesto finanziario sarebbe invece stata, sempre secondo il Collegio giudicante del Tribunale Federale Nazionale: “..L’attività fraudolenta posta in essere successivamente e non specificatamente contestata nell’atto di deferimento. La mancata contestazione (anche) di tali specifiche e concrete condotte, a parere del Collegio, interrompe il nesso causale e, impedisce una lineare e completa valutazione delle condotte concatenanti e connesse che avrebbero, qualora accertate, concorso al  fallimento societario”.

Riportiamo alcuni passaggi focali ed esaustivi estrapolati dal documento integrale del TFN.

…agli odierni deferiti non viene censurata alcuna specifica condotta, né attiva, né omissiva, che abbia influito in maniera determinante e decisiva al fallimento della società, e soprattutto alcuna specifica condotta posta a base delle motivazioni della sentenza dichiarativa del fallimento societario o che può essere addotta quale motivazione dominante della predetta statuizione giudiziale”.
Estremamente significativa anche la valutazione sulla famigerata questione Alyssa, con la cessione del marchio a Mepal e l’acquisizione di quest’ultima da parte della società anonima lussemburghese riconducibile all’ex patron rosanero. Elemento fulcro dell’inchiesta della giustizia ordinaria sui conti del vecchio Palermo non valutato influente ai fini della dichiarazioni di fallimento del club secondo quanto si legge in uno specifico passaggio delle motivazioni del TFN:“Invero appare evidente che anche la ben nota operazione della cessione del credito vantato nei confronti della società Alyssa non era stata in prima battuta ritenuta sufficiente per addivenire ad una pronuncia di fallimento.Pertanto, la responsabilità non può essere correlata a generici obblighi di posizione ovvero a presunte omissioni in ordine a mancati interventi di ricapitalizzazione ovvero a mancati solleciti in ordine all’effettuazione di siffatti interventi se non vi è la dimostrazione che tali solleciti avrebbero potuto concretamente impedire il fallimento per la presenza di soggetti disposti a porre in essere tali operazioni.A tal riguardo, tuttavia, deve evidenziarsi che l’analisi specifica delle singole condotte attive o omissive poste in essere trova, a parere del Collegio, un indubbio limite se si analizza nel dettaglio la sentenza dichiarativa di fallimento laddove emerge che il contributo causale determinante alla dichiarazione di fallimento è stato fornito dall’amministratore in carica nel periodo successivo all’11 agosto 2019, non deferito, che ha posto in essere degli atti in frode ex art.173 della legge fallimentare, precludendo in maniera assoluta e tassativa il ricorso al concordato preventivo ex art.161 della legge fallimentare al quale, pure la società era stata ammessa, sebbene con riserva che, di fatto, avrebbe evitato il fallimento…”

Rigettata di conseguenza la proposta di patteggiamento di Daniela De Angeli in quanto come si legge a margine del documento: “Alla luce di quanto sopra esposto il Collegio rigetta il deferimento e per tale motivo ha proceduto a rigettare anche la proposta di patteggiamento in quanto non ritenuta corretta la qualificazione dei fatti operata dalle parti, dovendo si procedere al proscioglimento dell’incolpata, analogamente agli altri deferiti”.

 

U.S. Città di Palermo, tanti avvocati tra i creditori: da Pantaleone a Gattuso, le cifre richieste

Anche gli avvocati battono cassa.

L’edizione odierna del Giornale di Sicilia apre così, facendo il punto sui numerosi creditori che sperano di recuperare dei soldi dal fallimento dell’U.S. Città di Palermo. Ex allenatori, calciatori, procuratori e non solo. Nella lista, infatti, ci sono anche tanti avvocati. Dall’entourage di legali che ha curato il passaggio delle quote ad Arkus Network fino agli avvocati ingaggiati dai fratelli Tuttolomondo per difendere il club a fronte delle lunghe vicende giudiziarie di cui è stato protagonista, culminate con la radiazione.

Il legale che avanza la cifra più alta, come rivela il noto quotidiano, è l’avvocato Pantaleone (chiesti 578.708,44 approvati 263.197,21 euro), che curava gli interessi del club di Viale del Fante anche durante la gestione Zamparini. Approvate anche le richieste di Trinchera e Terracchio, rispettivamente per 89.281,23 euro e 92.322,73 euro. A loro si aggiunge l’avvocato Gattuso (90.158 euro richiesti, ammessi 47.176,11 euro), il quale seguì l’inizio del processo che condusse l’ex patron ai domiciliari. L’avvocato Di Ciommo, che tentò davanti alla FIGC di evitare la penalizzazione ai rosanero nell’ultima stagione in Serie B, invece, ha richiesto 207.118,11 euro ed è stato ammesso tra i creditori per 56.736,39 euro. Infine, il legale Atria, che seguì il procedimento che ha portato all’insediamento di un curatore speciale, ammesso tra i creditori per 7.121 euro.

 

 

Palermo, Mirri: “Io vicino ai rosanero in più occasioni, vi racconto. Barbera mio modello, e sul futuro…”

Parla Dario Mirri.

Il presidente del Palermo, Dario Mirri, intervenuto ai microfoni de ‘Il Corriere dello Sport’, ha ripercorso le tappe più importanti del suo primo anno di presidenza, raccontando di essere stato vicino al club rosanero in ben due altre occasioni: a febbraio 2019 quando provò a salvare la Serie B, e nel 1992 quando l’allora presidente Ferrara era in difficoltà.

A febbraio 2019 con Sagramola abbiamo provato a salvare la B. Mai parlato con Zamparini, solo con Foschi e la De Angeli. Più che le contorte vicende del marchio, ci hanno spaventato i debiti: 40 milioni di euro, impossibile per noi arrivare sin là. La Damir pensò al Palermo anche nel 1992 quando l’allora presidente Ferrara era in difficoltà; ero giovane, mio padre mi coinvolse conoscendo la passione. Alla fine fu solo un prestito a sostegno di Ferrara e con grande signorilità i soldi ci furono interamente sostituiti. L’amore per il rosanero era già fortissimo”.

Renzo Barbera è un modello da seguire: “E’ importante il modo in cui si raggiungono i risultati. Renzo non ha neppure sfiorato le vittorie di Zamparini ma è rimasto nel cuore di tutti. Barbera è il mio esempio. Voglio un Palermo fondato su persone e valori, non solo su plusvalenze. Prendete la squadra di oggi: abbiamo confermato giocatori simbolo, penso ad Accardi ma anche a Martin o Crivello. Se andremo in B, non credo che li manderemo via perché non servono più, piuttosto dovranno insegnare agli altri cosa significa la maglia rosanero – ha proseguito il presidente del Palermo -. A Santana, vicino ai 40 anni, Zamparini avrebbe dato un calcio nel sedere, con noi resta capitano. La squadra deve unire esperienza e valori morali, chi è arrivato sta trasmettendo all’ambiente la sensazione di un Palermo nuovo corso. Ecco cosa intendo con reputazione ed eredità. Puntiamo sull’appartenenza ma premieremo chi merita al di là del luogo di nascita: ci sono palermitani che hanno capito perfettamente questo spirito ed altri che lo hanno fatto meno”.

Mirri e il suo futuro alla guida del Palermo: “Io disponibile a restare a Palermo oltre i tre anni? Lo scoglio vero è la C, durissima ora che c’è anche il Bari. Se vinciamo entro due anni e Rinaldo trova soluzioni ulteriori, chissà. In B ci sono diritti televisivi diversi. Il nodo è la condivisione del progetto. In D avevo l’obbligo di vincere, qui ci dobbiamo aiutare tutti, credendo in una società virtuosa e in un Palermo meccanismo di crescita culturale, in cui non si butti tutto all’aria al primo insuccesso”.

 

Palermo, concessione “Renzo Barbera”: al Comune avanza ipotesi canone mobile. I dettagli

L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport fa il punto sulla infinita diatriba in atto tra il Palermo ed il Comune del capoluogo siciliano per la concessione del “Renzo Barbera”. Ancora le due parti non hanno trovato un accordo che le soddisfi, nonostante le scadenze si avvicinino. Entro il 29 luglio il club del duo Mirri-Di Piazza dovrà infatti presentare alla Covisoc la documentazione necessaria per l’iscrizione al campionato di Serie C. Al suo interno sarà necessario inserire anche la convenzione. È per questo che la società rosanero ha fissato le scadenze al 27 luglio.

Al centro della questione – si legge sul noto quotidiano – c’è un canone annuale da 341 mila euro, troppo oneroso per il Palermo. Un canone che è lievitato negli ultimi 16 anni. Se il valore dell’immobile nel 2004 ammontava a poco meno di 5 milioni e 200 mila euro (canone annuale da più di 207 mila euro), oggi lo stadio vale 8 milioni e mezzo. Un aumento frutto anche dei lavori di ristrutturazione fatti durante la gestione Zamparini. Secondo il patron Dario Mirri il canone deve invece tenere conto della categoria in cui giocherà il Palermo. La società, inoltre, non sa ancora quando potrà riaprire ai tifosi e che capienza massima potrà avere l’impianto per le norme anti-Covid”.

Diverse, ad oggi, sono le ipotesi per limare le cifre dell’accordo. Se, da un lato, il club di Viale del Fante ha rigettato la possibilità di avere il Comune come sponsor, dall’altro lato si aprono vie alternative. Il capo di gabinetto del sindaco, Sergio Pollicita, ha infatti proposto un canone mobile, da variare di anno in anno anche in base alla percentuale di biglietti e abbonamenti venduti. Al prossimo consiglio comunale verrà discussa anche questa ipotesi. Se entro fine luglio le due parti non dovessero trovare l’accordo, tuttavia, Leoluca Orlando dovrà nuovamente affidare in prima persona lo Stadio al Palermo.

 

Palermo, Succi e il gol a San Siro con l’Inter: “È il più bel ricordo della mia carriera. Futuro? Studio per diventare allenatore”

Undici anni fa.

Era esattamente l’11 aprile 2009 quando, a San Siro, Succi fece esultare i tifosi del Palermo. In quell’occasione l’attaccante emiliano riuscì a realizzare la rete che valse il 2-2 finale contro l’Inter, completando una strepitosa rimonta. Intervistato da Il Giornale di Sicilia, l’ex ravennate ricorda con piacere questo suo gol: “Era la mia prima volta a San Siro, non avevo mai giocato lì. È forse il più bel ricordo della mia carriera, quando esultai per il gol c’erano mio padre e mio suocero in tribuna. Poi in quello stadio meraviglioso, con quella cornice di pubblico e in quel contesto fu tutto ancor più bello. Passammo dall’essere sotto per 2-0 a pareggiare la partita sul 2-2 grazie al mio gol. Guardare oggi l’immagine del tabellone con i marcatori di quella partita mi fa uno strano effetto: Balotelli, Ibrahimovic, Cavani… e Succi“.

Succi adesso gioca nel Meldola e sogna di avere un futuro anche come allenatore: “Ho la maglia di quella partita e me la tengo stretta – ricorda ancora l’ex centravanti rosanero -. Anche perché nel calcio, le emozioni di quel tipo farò fatica a ritrovarle. Adesso sto studiando da allenatore, mi diverto a giocare nel Meldola e finché potrò darò sempre due calci. Il mio obiettivo però è allenare, senza l’emergenza sanitaria avrei dovuto fare a breve il corso Uefa A e spero di potermi togliere un giorno delle belle soddisfazioni anche in panchina“.

Tre stagioni in Sicilia e tante soddisfazioni, era un Palermo diverso: “Erano bei tempi – aggiunge Succi -. Avevamo un grande gruppo e una squadra con tanta qualità. Riuscire a ritagliarmi uno spazio importante in quel Palermo è stata una grande soddisfazione. Io arrivai veramente per caso, perché avevo segnato una doppietta in Coppa Italia contro i rosa quando ero al Ravenna. C’era diffidenza da parte di tutti, chiaramente, non avendo mai giocato prima in Serie A. Invece non solo mi trovai in A, ma in una squadra che lottava per l’Europa e l’anno dopo per poco non finiva tra le prime quattro“.

Infine, Succi si è soffermato sui compagni di reparto che ha avuto in rosanero: Miccoli, Cavani, Pastore, Budan, Hernandez, Mchedlidze e chi più ne ha, più ne metta. La cosa più facile sarebbe stata prendere questa situazione come una botta di fortuna, invece sono riuscito a entrare, essere importante per la squadra e fare gol, anche importanti come quello realizzato contro l’Inter. Poi il calcio è strano e ogni annata è diversa dalle altre, ma l’importante è dare il massimo e lasciare un bel ricordo. Io a Palermo sono tornato poche volte, ma mi è rimasta nel cuore. La città e il presidente Zamparini mi hanno dato la possibilità di entrare in un calcio che non avevo mai visto prima“, ha concluso il classe 1981.

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