Il libro dei ricordi di Caracciolo: “A Palermo c’era tutto per fare bene, ho sbagliato io. Van Basten e Baggio i miei idoli”

State in casa. Io abito in centro a Brescia ed in questi ultimi giorni quando mi affaccio vedo in giro troppa gente che ha mollato anzitempo, ma è sbagliato. Serve invece stare a casa e mostrare grande rispetto per i medici, gli infermieri, per tutte le persone che stanno lavorando al servizio della popolazione“.

Questo l’appello rivolto a tutti da parte di Andrea Caracciolo. L’ex attaccante di Palermo e Brescia, oggi alla FeralpiSalò ha parlato nel corso di una diretta sul profilo Instagram ufficiale del club lombardo: “Mi manca il campo, il mio lavoro, come manca a tanti altri professionisti che hanno lavori diversi. Mai come in questo momento, però, bisogna avere forza e spirito di sacrificio per uscire dalla crisi. E torneremo tutti insieme al Turina“.

A partecipare anche tanti supporter che hanno rivolto le loro domande all’Airone: “Giocatore più amato? Marco Van Basten, attaccante, elegante, fortissimo. Avevo il suo poster e quello di Roberto Baggio, con il quale ho avuto la fortuna di giocare a Brescia“.

Caracciolo ha poi parlato di San Siro, ricordando la prima volte che scese in campo in uno degli stadi più belli d’Italia: “La Scala del calcio. La prima volta che vi ho giocato è stato in occasione dell’ultima gara di Baggio, contro il Milan. Un brivido, quando sono entrato ed era ancora vuoto. Poi sono tornato tante volte e spesso ho segnato, soprattutto contro l’Inter. Un gol che ricordo è quello di Inter-Novara 0-1…“.

Caracciolo ha anche salutato i numerosi tifosi del Palermo che sono rimasti ancora legati a lui, nonostante la sua esperienza in rosanero non sia stata delle migliori: “Grande città, ho sbagliato io quei due anni, c’era tutto per fare bene“, Infine l’Airone ha fatto una promessa al presidente della FeralpiSalò, Pasini: “Ricordo ancora l’entusiasmo il giorno del mio arrivo a Salò e da allora ho visto il club crescere in tanti settori. Per arrivare in B c’è ancora da fare, ma se riprenderemo, saremo tutti pronti per giocarci le nostre carte al meglio“.

Belotti si racconta tra presente e futuro: “Da grande voglio fare l’allenatore, Torino la mia città preferita”

Da grande voglio diventare allenatore“.

Inizia così l’intervista rilasciata ai microfoni del sito ufficiale granata da Andrea Belotti. Il centravanti del Torino col passare degli anni è riuscito ad affermarsi nel grande calcio a suon di gol, divenendo anche un punto fermo dell’Italia del ct Roberto Mancini: “L’onestà intellettuale è la prima cosa che si ricerca in un tecnico. Il mio principale pregio è l’altruismo, la qualità migliore di un calciatore è la disciplina, quella di un uomo è la sincerità“.

Il Gallo si racconta senza tralasciare nulla: “Fin da piccolo ho sempre giocato a calcio mi faceva stare bene e sentire vivo“. La “matematica” era la sua materia preferita a scuola, mentre “LeBron James“, lo sportivo che ha sempre seguito. Tra i calciatori ammirava Andriy Schevchenko, grandissimo ex bomber oggi ct dell’Ucraina. Nato a Calcinate (Bergamo), Belotti è un torinese d’adozione: “La città di Torino è la mia preferita“, sottolinea.

La sua emozione più grande è stata nel giorno del suo matrimonio con Giorgia Duro, palermitana conosciuta quando indossava la maglia rosanero. “Delusione più grande? La mancata qualificazione al Mondiale del 2018“, ricorda cn amarezza il Gallo che poi ha concluso con la partita che porta nel cuore: “La vittoria in rimonta contro il Sassuolo per 3-2“, gara decisa da una sua splendida rovesciata…

Palermo, Succi e il gol a San Siro con l’Inter: “È il più bel ricordo della mia carriera. Futuro? Studio per diventare allenatore”

Undici anni fa.

Era esattamente l’11 aprile 2009 quando, a San Siro, Succi fece esultare i tifosi del Palermo. In quell’occasione l’attaccante emiliano riuscì a realizzare la rete che valse il 2-2 finale contro l’Inter, completando una strepitosa rimonta. Intervistato da Il Giornale di Sicilia, l’ex ravennate ricorda con piacere questo suo gol: “Era la mia prima volta a San Siro, non avevo mai giocato lì. È forse il più bel ricordo della mia carriera, quando esultai per il gol c’erano mio padre e mio suocero in tribuna. Poi in quello stadio meraviglioso, con quella cornice di pubblico e in quel contesto fu tutto ancor più bello. Passammo dall’essere sotto per 2-0 a pareggiare la partita sul 2-2 grazie al mio gol. Guardare oggi l’immagine del tabellone con i marcatori di quella partita mi fa uno strano effetto: Balotelli, Ibrahimovic, Cavani… e Succi“.

Succi adesso gioca nel Meldola e sogna di avere un futuro anche come allenatore: “Ho la maglia di quella partita e me la tengo stretta – ricorda ancora l’ex centravanti rosanero -. Anche perché nel calcio, le emozioni di quel tipo farò fatica a ritrovarle. Adesso sto studiando da allenatore, mi diverto a giocare nel Meldola e finché potrò darò sempre due calci. Il mio obiettivo però è allenare, senza l’emergenza sanitaria avrei dovuto fare a breve il corso Uefa A e spero di potermi togliere un giorno delle belle soddisfazioni anche in panchina“.

Tre stagioni in Sicilia e tante soddisfazioni, era un Palermo diverso: “Erano bei tempi – aggiunge Succi -. Avevamo un grande gruppo e una squadra con tanta qualità. Riuscire a ritagliarmi uno spazio importante in quel Palermo è stata una grande soddisfazione. Io arrivai veramente per caso, perché avevo segnato una doppietta in Coppa Italia contro i rosa quando ero al Ravenna. C’era diffidenza da parte di tutti, chiaramente, non avendo mai giocato prima in Serie A. Invece non solo mi trovai in A, ma in una squadra che lottava per l’Europa e l’anno dopo per poco non finiva tra le prime quattro“.

Infine, Succi si è soffermato sui compagni di reparto che ha avuto in rosanero: Miccoli, Cavani, Pastore, Budan, Hernandez, Mchedlidze e chi più ne ha, più ne metta. La cosa più facile sarebbe stata prendere questa situazione come una botta di fortuna, invece sono riuscito a entrare, essere importante per la squadra e fare gol, anche importanti come quello realizzato contro l’Inter. Poi il calcio è strano e ogni annata è diversa dalle altre, ma l’importante è dare il massimo e lasciare un bel ricordo. Io a Palermo sono tornato poche volte, ma mi è rimasta nel cuore. La città e il presidente Zamparini mi hanno dato la possibilità di entrare in un calcio che non avevo mai visto prima“, ha concluso il classe 1981.

Pelagotti: “Tifosi del Palermo eccezionali, sui social cerco di regalare loro un sorriso. Empoli nel mio cuore”

Parla Alberto Pelagotti.

Intervenuto durante la trasmissione Eleven Home in onda sui canali di Eleven Sports, il portiere del Palermo ha raccontato le sue prime impressioni dopo i mesi trascorsi nel capoluogo siciliano, parlando anche del suo bellissimo rapporto con i suoi  tifosi. Queste le sue parole: “Il mio rapporto con la città è meraviglioso. Mi sono ambientato subito, non ho sofferto niente e anzi mi hanno accolto fin troppo bene. Immaginavo che i palermitani fossero così calorosi, ma non mi aspettavo così tanto, è stato veramente eccezionale. Ho fatto amicizia con tantissime persone, mi hanno voluto subito bene e mi hanno fatto sentire subito importante. Quello che dico sempre è che sono rimasto scioccato, già da noi in Toscana non funziona così, dal calore e dalla coesione che c’è tra le persone. Nel mio condominio ci conosciamo in due (ride, ndr). Del cibo palermitano mi piace tutto, se devo scegliere dico i cannoli che mi piacciono da morire. Preferisco il salato al dolce, ma il cannolo è veramente buono“.

Pelagotti è molto attivo sui social network, e spesso su Instagram avvia dirette dove interagisce molto con i tifosi regalando anche “selfie virtuali“: “E’ qualcosa che è nata telefonicamente con il nostro team manager Andrea Siracusa, una persona straordinaria sotto tutti i profili. Parlando mi ha proposto questa cosa, a me piace molto essere a contatto con i tifosi. Da piccolo vedevo sempre giocatori come Buffon e portieri di alto spessore, e mi chiedevo cosa facessero loro durante la settimana. Mi piaceva poter vedere cosa facevano durante il loro tempo libero, a quei tempi loro non potevano farlo perché i social non erano molto importanti. Mi piace far vedere cosa faccio durante la giornata, e in più ovviamente cerco di tenere un rapporto stretto con i nostri tifosi perché penso sia sempre una cosa bella per loro, cerco di regalare loro un sorriso in questi momenti difficili. Uso quasi sempre Instagram, faccio tutto con quello, la pagina su Facebook non la gestisco io. Il numero 23? E’ il mio numero storico, lo avevo in Serie A con l’Empoli e l’ho scelto perché sono fan di Michael Jordan“.

Infine un commento sulla città di Empoli, dove ha trascorso tutta la sua vita e dove è cresciuto calcisticamente dalle giovanili fino a raggiungere la Serie A: “Empoli è sempre nel mio cuore, ho passato tutta la vita lì perché ho fatto le giovanili lì. Abito ad Empoli accanto al migliore amico, Gabriele Angella, difensore del Perugia, sono stato qui da quando avevo 10 anni fino ai trent’anni. Sono cresciuto qui umanamente e calcisticamente. Sono sempre stato molto legato a quei colori, ho fatto tanta Serie B e ho raggiunto la Serie A, per me Empoli sarà sempre una città che porterò nel mio cuore“.

Pelagotti: “Al Palermo non si può dire di no, vi racconto la chiamata di Castagnini. Difesa di ferro? Ecco il mio segreto”

Il racconto di Alberto Pelagotti.

Intervenuto durante la trasmissione Eleven Home, il portiere del Palermo ha raccontato come sta vivendo i giorni di quarantena causa emergenza Coronavirus, con la speranza di poter rientrare presto in campo per terminare la stagione. Queste le sue parole ai microfoni di Eleven Sports: “Restate a casa, dobbiamo salvaguardare la nostra persona e cercare di far rialzare l’Italia il prima possibile. Dobbiamo cercare di non uscire per migliorare la situazione. Mi alleno tutti i pomeriggi, cerco di fare qualche pulizia in casa, cerco di cucinare qualcosa, gioco con mia famiglia. Niente di che, più o meno sempre le solite cose. Sinceramente mi annoio, mi manca tantissimo il campo ma piano piano passerà tutto e spero che si ritorni presto alla normalità“.

Il portiere rosanero ha poi raccontato il momento in cui ha ricevuto la chiamata da parte di Castagnini: “Il mio primo impatto con la società? Avevo finito l’annata ad Arezzo e quindi avevo voglia di qualcosa di stimolante. Avevo avuto qualche richiesta anche in Serie B, tantissime in Serie C, ma avevo voglia di qualcosa che mi stimolasse a livello personale, anche perché raggiunti i trent’anni mi ero un po’ annoiato per così dire, avevo bisogno di stimoli diversi. Dentro di me sono sempre stato un vincente, avrei preferito un progetto stimolante. Per scherzo una volta alla mia famiglia avevo detto che volevo andare a Palermo, sette giorni dopo è veramente arrivata la chiamata di Castagnini. Tra l’altro ero a dare una mano ad un negozio perché non sapevo come passare il tempo, quindi mi improvviso muratore e tuttofare: mentre facevo questi lavoretti mi è arrivata la chiamata del direttore, che conoscevo già in precedenza. Ho pensato un paio di ore solo per raccogliere tutte le mie cose, fare le valige e mettere a posto qualcosa, ma dentro di me avevo già deciso di accettare. Al Palermo non si può mai dire di no anche perché sapevo chi era il presidente, conoscevo benissimo i dirigenti, quindi si poteva fare solo bel calcio. Il progetto doveva essere importantissimo e così è stato“.

Pelagotti è subito diventato un pilastro della rosa guidata da Rosario Pergolizzi, contribuendo nettamente alla solidità della difesa del Palermo, una delle migliori della Serie D: “Il mio segreto? Siamo una squadra compatta, ci difendiamo bene e sappiamo come muoverci in campo. Abbiamo fatto poca fatica in difesa, ovviamente c’è sempre da migliorare perché potremmo non prendere mai gol. E’ un buon risultato, eravamo consapevoli di continuare su questa linea, poi è scoppiata l’emergenza Coronavirus. Non abbiamo segreti, cerco di farmi trovare pronto tutte le domeniche e finora è andata sempre bene, speriamo di continuare così se continueremo a giocare“.

Mazzamauro: “Playoff ingiusti per noi e per il Palermo. Futuro? Vedo il Savoia in Serie C”

Giocare gli spareggi senza concludere la regular season non mi sembra giusto“.

Inizia così la lunga intervista rilasciata dal presidente del Savoia, Alfonso Mazzamauro, ai microfoni di Solosavoia.it. Il numero uno del club campano ha parlato della possibilità che la stagione riprenda con i playoff per decretare promosse e retrocesse: “Non è giusto per il Palermo che da primo in classifica si troverebbe a doversi giocare la promozione in tre partite, non lo trovo giusto per noi che avremmo tentato in tutti i modi di raggiungere il primo posto nelle gare che restano. Ecco perché sono convinto di portare avanti la nostra idea, che tra l’altro ho letto condivisa anche da Pergolizzi, di consentire il passaggio di categoria alle prime due”.

Futuro? Lo vedo in C già dalla prossima stagione, questo è chiaro – ha proseguito il presidente dei bianchi –. Quest’anno abbiamo allestito una squadra per il salto di categoria, ci siamo confrontati con il Palermo ad armi pari e credo che per quanto dimostrato meritiamo il salto di categoria. Noi ci siamo ma chi è sopra di noi deve comunque metterci nelle condizioni di poter operare la meglio, ne vale per il futuro del principale sport in Italia. La mia riflessione è la stessa di tanti altri presidenti con i quali mi sento spesso. O si cambia adesso o non si cambia più, facciamolo prima che sia troppo tardi”.

Infine, Mazzamauro ha concluso lanciando un messaggio di augurio ai tifosi della compagine di Torre Annunziata: “Come tutti stanno vivendo un momento storico unico, inimmaginabile fino a qualche mese fa. Adesso ci siamo tutti dentro ed auguro loro di superare questa fase e di riprendersi come sanno fare con l’augurio di divertirci tutti insieme il prossimo anno, naturalmente…in C”.

Coronavirus, Puscas: “Passerà presto! Il Palermo risalirà, questa piazza merita. Ritorno in Italia? Rispondo così”

“Questo momento passerà presto, ne sono sicuro”.

Lo ha detto George Puscas. L’ex attaccante del Palermo, attualmente in forza al Reading – vero e proprio trascinatore della squadra inglese -, intervenuto ai microfoni di TMW, ha detto la sua in merito all’emergenza sanitaria mondiale legata alla diffusione del Coronavirus. Una situazione complessa e un quadro sanitario estremamente complesso in tutto il mondo, dove continuano a registrarsi dati drammatici, in termini di soggetti contagiati e deceduti, che continua a ripercuotersi, inevitabilmente, anche nel calcio. Le norme istituzionali adottate dal Governo al fine di bloccare la diffusione del terribile e temibile virus, infatti, hanno avuto importanti ripercussioni anche su tutto il mondo dello sport che ha dovuto procedere con la sospensione di tutte le attività agonistiche fino a data da destinarsi.

“Anche qui in Inghilterra purtroppo è tutto bloccato. Io mi alleno a casa, quello che facevo in palestra lo sto facendo in casa. Certo, non vado più al campo e non mi alleno con la squadra. Quanti allenamenti in campo serviranno prima di tornare a giocare? Magari due-tre settimane. Dipenderà anche da quanto staremo ancora fermi”.

Differenze tra il campionato italiano e quello inglese: “Qui il calcio si vive in maniera molto intensa. I tifosi vanno sempre allo stadio, l’ambiente è bello, sto bene. In Italia il campionato è altrettanto bello ma più tattico, qui si pensa più a fare gol. Al Reading sono davvero contento, ho avuto grandi soddisfazioni e spero di continuare quando torneremo a giocare. In Italia sono stato bene. È uno dei campionati più forti. Ma penso all’Inghilterra, al Reading, dove devo continuare a fare meglio. Poi si vedrà”.

Premiato come miglior calciatore della Romania del 2019: “Sono soddisfatto del riconoscimento. Spero di riceverne altri. E spero anche di continuare a fare bene con la Nazionale”.

Chiosa finale sul nuovo Palermo di Rosario Pergolizzi, squadra che guida la classifica del Girone I del campionato di Serie D e che attende inerme la fine di questa tragica epidemia per tornare in campo e far sognare i tifosi rosanero: “Lo sto seguendo. Risalirà, ne sono sicuro. La piazza merita, ce la farà”, ha concluso Puscas.

Covid-19, Rap: “A Palermo rimossi temporaneamente diverse batterie di cassonetti”

Nelle vie della movida palermitana, in particolare nelle vie Spinuzza, Monteleone e piazzetta Lanza, è stata rimodulata la distribuzione dei cassonetti in quanto risultavano in soprannumero rispetto ai conferimenti attuali in virtù della chiusura momentanea, causa COVID 19, dei locali che insistono in tali siti.

L’iniziativa è partita anche su input dei residenti in quanto ogni postazione si era trasformata in una discarica.

Nelle tre vie sopra menzionate si è passati in totale da un numero di 43 cassonetti a 15 cassonetti.

Le postazioni sono state così rimodulate: in via Spinuzza, numero 7 cassonetti contro 25; in via Monteleone, numero 5 contro 7 cassonetti. A piazzetta Lanza rimasti numero 5 contro 11 contenitori.

In questo momento particolare – dichiara il presidente della RAP, Giuseppe Norata dove la salute e l’igiene pubblica devono essere più attenzionate, ho condiviso quanto segnalato dagli utenti della zona che anche in questo momento cercano di collaborare con alto senso di responsabilità”.

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