Palermo, rebus contratti: tutti i rischi. La FIFA: “Non si possono prorogare”, l’avvocato Pasqualin: “Problema serio”

Riprendere un campionato senza calciatori: un paradosso che rischia di generare il caos in Serie D. Perché ancora non si sa come e se si tornerà a giocare tra i dilettanti, ma una cosa è certa: dal 30 giugno quasi tutti i calciatori non professionisti potranno ritenersi liberi“.

Apre così l’edizione odierna de Il Giornale di Sicilia parlando dei problemi che potrebbero esserci qualora dovesse riprendere il campionato e terminare oltre il 30 giugno. La questione principale riguarda i contratti dei calciatori in scadenza, ma anche per quanto concerne i prestiti, con i giocatori che dovranno tornare nelle proprie società di appartenenza.

Il direttore legale della FIFA, Emilio Garcia Silvero, intervistato dall’emittente spagnola Cadena Cope, ha spiegato: “La Fifa non può prorogare i contratti oltre il 30 giugno però le date per i trasferimenti non saranno le stesse e i giocatori non potranno essere registrati“. Una situazione parecchio delicata che rischia di avere ripercussioni ancor più gravi e difficili in Serie D.

Palermo, cosa serve per ripartire: aspetto sanitario, tecnico e organizzativo. La situazione

Squadre senza calciatori? È un rischio, perché a quel punto la volontà dei giocatori è sovrana – ha spiegato l’avvocato Claudio Pasqualin -. Non ci sono le complicanze economiche del calcio professionistico e si potrebbe tentare un prolungamento generalizzato, ma i limiti giuridici sono notevoli. È molto difficile, ma ci si augura che si sposti la data dei contratti il meno possibile, sempre basandosi sul parere delle autorità preposte“.

La questione non riguarda naturalmente solo i dilettanti: “Non si può derogare d’imperio un contratto concordato su una certa scadenza – ha sottolineato Pasqualin -. È un problema serio, che può essere reso ancor più serio se un calciatore in scadenza si è impegnato tramite accordo preliminare con altre squadre. Ad esempio, sarebbe legittimo se Petagna avesse già firmato il preliminare col Napoli, terminando il proprio contratto con la Spal al 30 giugno. A quel punto è difficile immaginare una norma che abbia valore collettivo“.

La soluzione, anche se complicata, potrebbe essere quella che i club cerchino singolarmente di trovare l’intesa con i calciatori:  “Temo che in questo caso si dovrà andare sulle trattative individuali per prendere atto di chi vuole rinnovare e chi no. In sostanza, la società chiede al tesserato di giocare per altri tre mesi e poi passerà alla nuova, a seconda di quando inizierà la nuova stagione. Da sostenitore dell’accordo collettivo, ammetto che utilizzare questo strumento sia più semplice per chi ha contratti lunghi – ha concluso Pasqualin -. Per quelli in scadenza, potrebbe essere necessario il ricorso alla volontà delle parti“.

Palermo, si pensa ad un mini-ritiro: Leghe e Federazione studiano le condizioni per ricominciare. I dettagli

Palermo, cosa serve per ripartire: aspetto sanitario, tecnico e organizzativo. La situazione

 

Oggi è ancora tempo di rispetto delle regole, ma anche il Palermo inizia a lavorare sulla ripartenza“.

Apre così l’edizione odierna de La Repubblica parlando di come il club rosanero sta continuando a lavorare in attesa che leghe e federazione stabiliscano se far ripartire o meno i campionati. La società di viale del Fante, per non farsi trovare impreparata, ha già messo a punto il piano per arrivare pronti all’eventuale ritorno in campo. Il programma si suddivide in tre settori: aspetto sanitario, tecnico e organizzativo.

Per quanto concerne il primo il Palermo dovrà attenersi alle linee guida che verrano date dalla federazione, a seguito della riunione che ci sarà domani tra la commissione medica della Federcalcio e i rappresentanti di categoria degli scienziati in campo contro il coronavirus, le decisioni verrano “comunicate al tavolo tecnico che si riunirà giovedì con tutte le componenti federali per stabilire le modalità di ritorno in campo delle varie leghe dalla A alla D“, si legge.

Palermo, si pensa ad un mini-ritiro: Leghe e Federazione studiano le condizioni per ricominciare. I dettagli

Gli aspetti tecnici e organizzativi, invece, vanno di pari passo. Qualora si dovesse definitivamente scegliere di tornare in campo tutti i calciatori verrano sottoposti a test fisici in maniera tale da capire come lavorare nei giorni a seguire, soprattutto visto che l’intenzione è quella di giocare ogni tre giorni. Gli allenamenti dovrebbero svolgersi al “Barbera” e il club avrà il compito di far rispettare determinate norme igienico sanitarie e di comportamento.

Pelagotti: “Coronavirus? Pronti a ripartire, vogliamo vincere sul campo. Sogno la Serie A con il Palermo”

Quest’ultimo punto è più semplice per squadre ben strutturate, come il Palermo, più complicato invece per la maggior parte di società di Serie D. L’obiettivo della Lega Nazionale Dilettanti è quello di portare a termine il campionato (mancano otto giornate), ma a patto che tutti riescano a rispettare alla perfezione le linee guida imposte dal governo nazionale, ma alcuni club “hanno già lasciato intendere che per ragioni economiche difficilmente saranno in grado di fare fronte alle richieste federali, con la prospettiva che in molte abbandonino prima della fine dei giochi“, conclude il quotidiano.

Sicilia, Falcone: “Quaranta milioni ad aziende siciliane”

«Ammonta a ben 32 milioni di euro la cifra che il Governo Musumeci sta liquidando in queste ore alle aziende del trasporto pubblico nelle città metropolitane e lungo le linee extraurbane della Sicilia, a titolo di contributo per il primo trimestre 2020. A questa somma, la prossima settimana, si aggiungerà un’altra decina di milioni per completare la tranche di finanziamento. Ecco dunque soldi freschi e puntuali che ci consentono di mettere in sicurezza un servizio essenziale e di dare serenità alle imprese e ai lavoratori in questo periodo di festività gravato dall’emergenza coronavirus».

«In tal modo assicuriamo liquidità e sostegno a imprese come Amat, Amt, Sais Interbus fino a tutti gli altri soggetti di un settore che occupa circa 8000 persone fra effettivi e indotto. La Regione Siciliana mette in campo risorse puntuali e concrete – conclude Falcone – senza inoltre praticare nessun taglio alla spesa e confermando la dotazione finanziaria dell’anno scorso».
Lo dichiara l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti Marco Falcone, a seguito delle ultime disposizioni del Dipartimento Infrastrutture in favore di oltre trenta società di trasporto pubblico pubbliche e private.

Il libro dei ricordi di Caracciolo: “A Palermo c’era tutto per fare bene, ho sbagliato io. Van Basten e Baggio i miei idoli”

State in casa. Io abito in centro a Brescia ed in questi ultimi giorni quando mi affaccio vedo in giro troppa gente che ha mollato anzitempo, ma è sbagliato. Serve invece stare a casa e mostrare grande rispetto per i medici, gli infermieri, per tutte le persone che stanno lavorando al servizio della popolazione“.

Questo l’appello rivolto a tutti da parte di Andrea Caracciolo. L’ex attaccante di Palermo e Brescia, oggi alla FeralpiSalò ha parlato nel corso di una diretta sul profilo Instagram ufficiale del club lombardo: “Mi manca il campo, il mio lavoro, come manca a tanti altri professionisti che hanno lavori diversi. Mai come in questo momento, però, bisogna avere forza e spirito di sacrificio per uscire dalla crisi. E torneremo tutti insieme al Turina“.

A partecipare anche tanti supporter che hanno rivolto le loro domande all’Airone: “Giocatore più amato? Marco Van Basten, attaccante, elegante, fortissimo. Avevo il suo poster e quello di Roberto Baggio, con il quale ho avuto la fortuna di giocare a Brescia“.

Caracciolo ha poi parlato di San Siro, ricordando la prima volte che scese in campo in uno degli stadi più belli d’Italia: “La Scala del calcio. La prima volta che vi ho giocato è stato in occasione dell’ultima gara di Baggio, contro il Milan. Un brivido, quando sono entrato ed era ancora vuoto. Poi sono tornato tante volte e spesso ho segnato, soprattutto contro l’Inter. Un gol che ricordo è quello di Inter-Novara 0-1…“.

Caracciolo ha anche salutato i numerosi tifosi del Palermo che sono rimasti ancora legati a lui, nonostante la sua esperienza in rosanero non sia stata delle migliori: “Grande città, ho sbagliato io quei due anni, c’era tutto per fare bene“, Infine l’Airone ha fatto una promessa al presidente della FeralpiSalò, Pasini: “Ricordo ancora l’entusiasmo il giorno del mio arrivo a Salò e da allora ho visto il club crescere in tanti settori. Per arrivare in B c’è ancora da fare, ma se riprenderemo, saremo tutti pronti per giocarci le nostre carte al meglio“.

Belotti si racconta tra presente e futuro: “Da grande voglio fare l’allenatore, Torino la mia città preferita”

Da grande voglio diventare allenatore“.

Inizia così l’intervista rilasciata ai microfoni del sito ufficiale granata da Andrea Belotti. Il centravanti del Torino col passare degli anni è riuscito ad affermarsi nel grande calcio a suon di gol, divenendo anche un punto fermo dell’Italia del ct Roberto Mancini: “L’onestà intellettuale è la prima cosa che si ricerca in un tecnico. Il mio principale pregio è l’altruismo, la qualità migliore di un calciatore è la disciplina, quella di un uomo è la sincerità“.

Il Gallo si racconta senza tralasciare nulla: “Fin da piccolo ho sempre giocato a calcio mi faceva stare bene e sentire vivo“. La “matematica” era la sua materia preferita a scuola, mentre “LeBron James“, lo sportivo che ha sempre seguito. Tra i calciatori ammirava Andriy Schevchenko, grandissimo ex bomber oggi ct dell’Ucraina. Nato a Calcinate (Bergamo), Belotti è un torinese d’adozione: “La città di Torino è la mia preferita“, sottolinea.

La sua emozione più grande è stata nel giorno del suo matrimonio con Giorgia Duro, palermitana conosciuta quando indossava la maglia rosanero. “Delusione più grande? La mancata qualificazione al Mondiale del 2018“, ricorda cn amarezza il Gallo che poi ha concluso con la partita che porta nel cuore: “La vittoria in rimonta contro il Sassuolo per 3-2“, gara decisa da una sua splendida rovesciata…

Palermo, ricordi la “Fucilata” di Miccoli contro il Catania?

La “Fucilata“.

Esattamente dodici anni fa i rosanero superarono per 1-0 il Catania al “Barbera” in una gara non sicuramente entusiasmante ma rimasta nei cuori dei tifosi del Palermo, non solo per aver vinto il derby contro i rivali ma anche per la storica esultanza di Fabrizio Miccoli. Era il 12 aprile 2008, ricorda Il Giornale di Sicilia, con gli etnei che sfidarono la formazione allora allenata da Colantuono senza i proprio tifosi, viste le restrizioni imposte dopo la tragica morte dell’ispettore Raciti.

I rossazzurri, guidati da Zenga, lottavano per la salvezza, mentre i rosanero navigavano in una zona tranquilla di classifica. Una gara che non regalò grandi emozioni al pubblico presente, fino al minuto 84, quando, Fabrizio Miccoli direttamente da calcio di punizione riuscì a superare Polito con un perfetto destro a superare la barriera. Un gol che il Romario del Salento festeggiò lanciando la maglia in aria per poi colpirla con un ‘colpo di fucile‘ mimato con le mani. Chi lo ricorda?

 

Palermo, si pensa ad un mini-ritiro: Leghe e Federazione studiano le condizioni per ricominciare. I dettagli

Arrivederci a maggio, come preventivabile. Le ultime misure adottate dal Governo posticipano il rientro in campo del Palermo e di tutto il calcio italiano“.

Apre così l’edizione odierna de Il Giornale di Sicilia parlando dell’attuale situazione che stanno attraversando tutti gli sport, soffermandosi in maniera particolare sul calcio e sulla squadra rosanero. Il club di viale del Fante ha prolungato nuovamente la sospensione delle attività fino al 3 maggio, allineandosi perfettamente alla decisione presa dal governo nazionale attraverso un nuovo DPCM.

L’obiettivo di Leghe e Federazione è quello di riprendere i campionati una volta terminata l’emergenza ma le modalità e la fattibilità di questa ipotesi non sono ancora del tutto certe: “Le differenze tra i professionisti e i dilettanti, però, rischiano di creare un abisso tra le categorie, che potrebbero non trovarsi sullo stesso piano al momento di applicare il protocollo di sicurezza“, si legge.

Il Palermo ha infatti già ribadito più volte di avere le strutture e la forza di attuare qualsiasi tipo di decisione dovesse essere presa ma non tutte le squadra dilettantistiche hanno questa possibilità. Intanto, gli uomini di Pergolizzi continuano a lavorare nelle proprie abitazioni ma lo stop, qualora si dovesse ricominciare a giocare, costringere i rosanero, e anche gli altri club, a fare una sorta di mini-ritiro: “Non un ritiro vero e proprio, ma un richiamo di preparazione da svolgere in gruppo, per evitare sorprese al momento del rientro in campo“, sottolinea il quotidiano.

Coronavirus, il Palermo prolunga la sospensione degli allenamenti: i dettagli

La notizia era nell’aria, nella giornata di ieri l’ufficialità.

Il lockdown per l’Italia è stato prolungato fino al prossimo 3 maggio. “Proroghiamo le misure restrittive fino al 3 maggio, una decisione difficile ma necessaria di cui mi assumo tutte le responsabilità politiche”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, intervenuto in conferenza stampa a Palazzo Chigi, annunciando il nuovo Dpcm che contiene alcune riaperture, come librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento per bambini.

E’ ancora lontana, dunque, la ripresa dell’attività sportiva e delle sedute di allenamento per la preparazione di atleti, professionisti e non, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo. Per questo motivo, il Palermo “attenendosi alle disposizioni del DPCM del 10.04.2020 in relazione all’epidemia da Covid-19” ha comunicato che “la sospensione degli allenamenti è stata prolungata, salvo nuove indicazioni, fino al 3 maggio”. Si legge in un comunicato diramato dal club rosanero sul proprio sito di riferimento.

Palermo, Succi e il gol a San Siro con l’Inter: “È il più bel ricordo della mia carriera. Futuro? Studio per diventare allenatore”

Undici anni fa.

Era esattamente l’11 aprile 2009 quando, a San Siro, Succi fece esultare i tifosi del Palermo. In quell’occasione l’attaccante emiliano riuscì a realizzare la rete che valse il 2-2 finale contro l’Inter, completando una strepitosa rimonta. Intervistato da Il Giornale di Sicilia, l’ex ravennate ricorda con piacere questo suo gol: “Era la mia prima volta a San Siro, non avevo mai giocato lì. È forse il più bel ricordo della mia carriera, quando esultai per il gol c’erano mio padre e mio suocero in tribuna. Poi in quello stadio meraviglioso, con quella cornice di pubblico e in quel contesto fu tutto ancor più bello. Passammo dall’essere sotto per 2-0 a pareggiare la partita sul 2-2 grazie al mio gol. Guardare oggi l’immagine del tabellone con i marcatori di quella partita mi fa uno strano effetto: Balotelli, Ibrahimovic, Cavani… e Succi“.

Succi adesso gioca nel Meldola e sogna di avere un futuro anche come allenatore: “Ho la maglia di quella partita e me la tengo stretta – ricorda ancora l’ex centravanti rosanero -. Anche perché nel calcio, le emozioni di quel tipo farò fatica a ritrovarle. Adesso sto studiando da allenatore, mi diverto a giocare nel Meldola e finché potrò darò sempre due calci. Il mio obiettivo però è allenare, senza l’emergenza sanitaria avrei dovuto fare a breve il corso Uefa A e spero di potermi togliere un giorno delle belle soddisfazioni anche in panchina“.

Tre stagioni in Sicilia e tante soddisfazioni, era un Palermo diverso: “Erano bei tempi – aggiunge Succi -. Avevamo un grande gruppo e una squadra con tanta qualità. Riuscire a ritagliarmi uno spazio importante in quel Palermo è stata una grande soddisfazione. Io arrivai veramente per caso, perché avevo segnato una doppietta in Coppa Italia contro i rosa quando ero al Ravenna. C’era diffidenza da parte di tutti, chiaramente, non avendo mai giocato prima in Serie A. Invece non solo mi trovai in A, ma in una squadra che lottava per l’Europa e l’anno dopo per poco non finiva tra le prime quattro“.

Infine, Succi si è soffermato sui compagni di reparto che ha avuto in rosanero: Miccoli, Cavani, Pastore, Budan, Hernandez, Mchedlidze e chi più ne ha, più ne metta. La cosa più facile sarebbe stata prendere questa situazione come una botta di fortuna, invece sono riuscito a entrare, essere importante per la squadra e fare gol, anche importanti come quello realizzato contro l’Inter. Poi il calcio è strano e ogni annata è diversa dalle altre, ma l’importante è dare il massimo e lasciare un bel ricordo. Io a Palermo sono tornato poche volte, ma mi è rimasta nel cuore. La città e il presidente Zamparini mi hanno dato la possibilità di entrare in un calcio che non avevo mai visto prima“, ha concluso il classe 1981.

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